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Campo nomadi, problema irrisolto. Carlo Bo: «Nessuna ruspa, dobbiamo trovare una soluzione con il dialogo»

Del campo nomadi “Pinot Gallizio”, in Consiglio comunale, non si parlava da tempo: un anno. Lo ha ricordato la consigliera d’opposizione Elena Di Liddo nel corso dell’interrogazione che ha rivolto al sindaco Carlo Bo in merito al procedimento amministrativo che ha per oggetto la riqualificazione del campo e l’eliminazione degli abusi edilizi gravati di sentenze dell’ex Tribunale di Alba passate in giudicato. «Ricordo bene – ha sottolineato l’ex vicesindaco – che giusto un anno fa si parlò del campo Gallizio qui in Consiglio e che il sindaco disse che presto sarebbero iniziati i lavori di demolizione delle strutture abusive e che era a buon punto la trattativa con i residenti nel campo per assegnare loro una diversa sistemazione. Ad un anno però nulla è successo, la questione resta aperta e non ci sono aggiornamenti.

A che punto siamo e come affronta l’Amministrazione il problema sociale dell’incremento degli insediamenti lungo l’argine del Tanaro in zona Mussotto?». In sede di risposta, Carlo Bo ha difeso con forza il lavoro di mediazione compiuto dall’Amministrazione e da lui personalmente col prezioso aiuto del Consorzio Socio Assistenziale definendo “surreale” l’interrogazione dell’opposizione. A cui ha rivolto la stessa domanda, ricordando che i 115mila euro destinati alla ditta che avrebbe materialmente eseguito la demolizione delle opere abusive erano stati messi a bilancio nel 2015, ma rimasti inutilizzati. «E’ vero – ha replicato Bo – che il problema rimane. E rimane in vita dal 1956, anno di fondazione del campo, nonostante praticamente tutti i sindaci abbiano cercato una soluzione che, da 65 anni, non è stata trovata. Rivendico però il merito di avere cercato con grandissimo impegno il modo, non di abbattere, ma di riqualificare il campo nel segno della solidarietà e del rispetto delle sentenze esecutive.

E proprio sulla base di questo impegno, delle tre visite al campo, degli incontri con i residenti posso dire che la sola via che possiamo percorrere è quella del dialogo. Anche perché molte famiglie hanno cittadinanza e diritti». Alcune famiglie hanno già accettato il trasferimento in abitazioni assegnate e, specialmente per le nuove generazioni, il desiderio d’integrazione con la città è molto forte. Inoltre è impossibile agire “manu militari” per mille ottime ragioni, così come dare il via libera alle ruspe. «Il problema non è stato risolto, ma ripeto – questo il pensiero di Carlo Bo – che non esiste altro modo che trattare con i residenti, offrire loro alternative praticabili e accettare il fatto che le famiglie più radicate ben difficilmente lasceranno quella che per loro, a tutti gli effetti, è casa. Abbiamo formato un gruppo di lavoro che comprende anche le forze dell’ordine, Questura e Prefettura oltre ai servizi sociali e al Consorzio. Andiamo avanti con gli incontri di mediazione e confronto perché solo il dialogo consentirà di trovare una soluzione. Altro non c’è».

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