Bus e disservizi, lettera aperta alla direzione di Alba di GTT

Studenti e pendolari: «Paradossali le risposte che sono arrivate da Gtt»

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CANALE – Non si ferma la serie di disservizi arrecati a studenti e lavoratori di Canale da parte della ditta di trasporto pubblico Gtt, in direzione Alba. Lunedì scorso si è verificato l’ennesimo episodio di mancato stop dei dei bus alla principale fermata della capitale del pesco, ossia quella di piazza Martiri della Libertà.

 

Stavolta, abbiamo raccolto le impressioni delle famiglie, affidate ad una lettera aperta tesa a raccontare fatti e conseguenze: segno, questo, che non ci stiamo inventando nulla. Così relaziona un gruppo di padri e madri indirettamente o direttamente coinvolti: «I ragazzi riferiscono che uno solo dei pullman si è fermato, ma ha potuto caricare solo alcuni di loro in quanto già oltre la capienza massima mentre i quattro successivi non si sono neppure fermati. È stata aperta l’ennesima segnalazione al call center Gtt, e questa volta è stato fatto presente che trattasi di fermata a richiesta pertanto se i ragazzi non alzano il “braccino” (riferiamo il termine utilizzato dall’operatrice) l’autista non è tenuto a fermarsi e che avrei dovuto fare un ulteriore reclamo sul sito. Non tutti hanno la possibilità di avere qualcuno che sia a disposizione per portarli a scuola, ogni volta che succede questo tipo di inconveniente.

Le famiglie di questi ragazzi già pagano profumatamente e soprattutto puntualmente l’abbonamento, ragion per cui hanno il sacrosanto diritto di usufruirne». La risposta del centralino Gtt, obiettivamente, è di quelle che sfiorano il paradosso, così come rilevato dai genitori: «Non conosciamo nel dettaglio il regolamento dei trasporti ma riteniamo che un autista, vedendo una serie di studenti che attendono zaino in spalla a una fermata, possa pensare che forse stanno andando a scuola e che forse stanno aspettando che un mezzo si fermi per poter salire, “braccino alzato” o no. Viviamo tutti in un momento storico complicato, e proprio in ragione di questo i sacrifici fatti dalle famiglie che ogni mese sborsano del denaro per usufruire di un servizio debbano essere rispettati, esattamente come quelli dei dipendenti che attendono di vedere il “braccino” dei ragazzi alzarsi per fermarsi».

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