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Bra, Italia Nostra: preoccupati per il futuro del complesso di Santa Chiara

Le misure imposte dal Covid-19 lo scorso novembre hanno costretto il Consiglio regionale d’Italia Nostra – unitamente alla Sezione braidese – a rinviare il convegno sulla Chiesa di Santa Chiara e sul suo complesso.

L’appuntamento è stato quindi posticipato di un anno e si terrà nel novembre 2021.

Nell’attesa di potersi di nuovo incontrare di persona – spiegano da Italia Nostra – è comunque necessario che venga tenuta viva l’attenzione sul questo prezioso gioiello della nostra città.

Vi sono infatti una serie di problemi da risolvere riguardanti l’integrità della chiesa, capolavoro di Antonio Bernardo Vittone.

E’ inoltre quanto mai opportuno che si apra il dibattito sulle scelte che verranno compiute riguardo al futuro dell’intero complesso al fine d’improntarle ad una visione consapevole del suo valore e delle sue potenzialità“.

Le cure che per tanti anni ha dedicato alla chiesa padre Ettore, venuto bambino a studiare nel convitto-seminario e vissuto qui da cappuccino fino alla morte, hanno a lungo protetto l’edificio del Vittone, grazie alla quotidiana vigilanza ed alle tempestive soluzioni da lui trovate man mano che se ne presentava la necessità.

Oggi, però, padre Ettore non c’è più e non è per nulla chiaro il futuro della Chiesa di Santa Chiara così come quello delle pertinenze (edifici e aree verdi libere) dell’ex monastero.

Padre Ettore ha anche dedicato tanta cura a ricostruire le complesse vicende storiche della chiesa e del monastero. – continuano da Italia Nostra – Valendosi di fonti di prima mano come ‘La storia del Monastero’, a cura di Castellino e altri, e il ‘Registro di tutte le reverende madri, ecc.’ da lui trascritti con cura valendosi anche dell’apporto di molti giovani studiosi braidesi, ci ha lasciato un importante lavoro di ricerca testimoniato soprattutto nel saggio ‘Le Clarisse a Bra’, pubblicato a cura della Società degli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo nel 1997“.

La sezione braidese di Italia Nostra si rifà proprio a questo saggio, a cui collaborarono i giovani architetti Cinzia Barbero Massimo Blangino, per conoscere la storia delle Clarisse a Bra, del Monastero e del progetto vittoniano “in modo da rispettarne la vocazione“.

Da questo studio risulta ora che il monastero di Santa Chiara nacque nel 1633 per volontà di alcune donne braidesi che scoprirono la loro vocazione francescana in seguito alla predicazione di un cappuccino, padre Stefano Dentis.

Queste piccolo gruppo fece costruire sull’attuale via Craveri il primo nucleo del Monastero, con annesso giardino ed una chiesa poi distrutta nel 1818.

Nello stesso anno le monache diedero inizio all’educandato, la scuola convitto per ragazze, che proseguirà con alterne vicende fino a quando le Clarisse lasceranno il monastero nel 1883.

Il momento di maggior splendore del complesso risale al XVIII secolo, quando il convitto richiamava giovinette da tutto lo stato sabaudo. “Fu allora, a metà circa del secolo, che si avviò il grandioso progetto di ampliamento del monastero e di costruzione della chiesa vittoniana con grandi spese e con il risultato che ancor oggi ammiriamo“.

Nel secolo XIX le vicende storiche costrinsero le monache ad abbandonare temporaneamente questo luogo: prima per le leggi napoleoniche e poi a lasciarlo definitivamente dopo l’Unità d’Italia a causa delle leggi Siccardi del 1855 e della conseguente confisca dei beni degli Ordini religiosi.

Il Comune di Bra divenne proprietario dell’intero complesso e nel monastero installò la scuola e il collegio “Taricchi” che ebbero vita per un cinquantennio fino al 1929. L’anno dopo i Frati minori Cappuccini, presenti in città nel monastero di via Piroletto, acquistarono dal Comune l’intero complesso di Santa Chiara per avviarvi il loro Seminario Serafico che operò fino al 1973, quando chiuse per mancanza di iscrizioni.

Nel ’60, con scarsa previdenza, era stata abbattuta la bella ala settecentesca del D’Ussol, per modernizzare ed ampliare il seminario stesso (su funzionale progetto dell’ingegner Toselli di Cuneo) che poi fu venduto al Comune nel 1975, senza il giardino che passò in mani private.

Da allora è sede della Scuola Media “Piumati”, che adesso si sta decidendo di trasferire. Con la decisione di spostare la scuola il rischio grave che si palesa è che questo magnifico complesso, nato unitario e nel tempo abbellito grazie alla lungimiranza delle Clarisse, venga definitivamente svilito e consegnato alla speculazione edilizia, che priverà per sempre la Chiesa di Santa Chiara del contesto in cui è nata.

Come associazione di tutela, Italia Nostra intende vigilare perché si eviti un ulteriore svuotamento e degrado del progetto unitario che animò la storia di questo complesso“.

Redazione Corriere

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