BRAEconomia & Lavoro

Bra: i lavoratori Five Stars dell’Abet si organizzano per migliorare le loro condizioni

Riceviamo e pubblichiamo dal Si Cobas in riferimento all’iniziativa dei lavoratori Five Stars di Abet Bra.

Nella fabbrica di laminati plastici Abet di Bra (CN), i lavoratori Five Stars che svolgono l’attività di logistica hanno deciso di unirsi con la nostra organizzazione sindacale per migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita. Infatti, questi operai Five Stars, pur svolgendo un’attività importante e redditizia per l’Abet, a causa della recente esternalizzazione hanno subito un drastico peggioramento delle loro condizioni, a solo guadagno delle aziende di appalto e committenza: un danno per i lavoratori che si traduce in un abbassamento del salario, alti ritmi e carichi di lavoro, rischi per la sicurezza sul luogo di lavoro e per la salute. Nei giorni scorsi, come S.I. Cobas abbiamo avuto un primo incontro con l’azienda per discutere concretamente della risoluzione delle problematiche operaie. Abbiamo richiesto, per tutti i lavoratori: la corretta applicazione del contratto nazionale aumentando i livelli; l’introduzione di un buono pasto di 5,29 euro giornalieri e di un “premio di risultato” annuale legato non alla produttività ma alla presenza, l’applicazione di un Protocollo di sicurezza Covid più stringente (già presentato dal nostro sindacato al Ministero del Lavoro), il pieno riconoscimento della libertà sindacale con il diritto a svolgere l’assemblea sindacale in un locale adeguato. Nel comunicare gli importanti obiettivi di questa vertenza sindacale, aggiungiamo una riflessione che va oltre gli aspetti economici ed esce fuori dai cancelli dell’Abet: ci rivolgiamo a tutti i lavoratori e le lavoratrici del territorio. In questa fase storica di grave crisi economica e sociale, rimanere fermi tra paura e rabbia significa accettare passivamente che le aziende continuino a scaricare su tutti noi lavoratori ogni operazione padronale di “riduzione costi” (impoverendoci con le nostre famiglie, a garanzia del loro profitto). Ma nella realtà, il nostro lavoro è sempre più “essenziale”: essenziale per le aziende di cui noi creiamo la ricchezza, lavorando giorno e notte; essenziale per il funzionamento dell’intera società in cui viviamo. In ogni paese del mondo, la pandemia Covid sta dimostrando come noi lavoratori “essenziali”, in particolare noi operai, siamo i lavoratori “indispensabili” per la società. Quindi, come lavoratori e lavoratrici, richiedere il miglioramento delle nostre condizioni di lavoro e di vita non significa “chiedere troppo” o “andare controcorrente”: significa unirci per il nostro interesse, organizzarci per ottenere salario, salute, diritti e dignità.

S.I. COBAS TORINO

Redazione Corriere

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