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Dalle Acli un progetto di futuro per la montagna e per le aree più disagiate

CUNEO – Il presidente provinciale delle Acli di Cuneo, Elio Lingua, è stato eletto nella nuova presidenza regionale delle Acli del Piemonte, presieduta dal cuneese Mario Tretola, con delega alle politiche di sviluppo delle aree territoriali fragili.

Presidente Lingua: di che cosa si tratta?

Le zone montane e le aree più svantaggiate sono una risorsa e anche le persone che vi abitano o che potrebbero ripopolarle meritano un’opportunità reale e concreta; inoltre la necessità riconoscere il dono meraviglioso della natura e del creato, attraverso la cura e il rispetto, risulta ormai evidente.

Come intende operare in questo ambito?

Partendo da questa idea condivisa, si può studiare un progetto che, mettendo in rete tutti i servizi del sistema Acli, l’Anci, l’Uncem e l’associazione “Piccoli Comuni”, oltre alle associazioni che si occupano di persone immigrate che intendono realizzare il loro futuro nei nostri territori o di giovani e meno giovani in cerca di occupazione, offra una possibilità di lavoro e di inclusione.

Quali sono i punti focali del progetto?

Il centro dell’attenzione è rivolto alla persona, che può trovarsi in difficoltà e che ha bisogno di una speranza per il futuro; in secondo luogo l’idea che l’ambiente, in particolare collinare e montano, che non è più valorizzato e utilizzato a causa dei cambiamenti sociali, e che, per l’abbandono in cui è stato lasciato, provoca conseguenze nefaste, come le alluvioni e gli incendi boschivi, solo per citarne alcune, può diventare una risorsa reale e  favorire il rispetto e la salvaguardia del creato tanto auspicata anche dal nostro pontefice, papa Francesco.

Come si potrebbe realizzare questo progetto?

Occorre individuare, da parte di alcuni Comuni montani, abitazioni da offrire in comodato a famiglie immigrate, con dei terreni in cui possano coltivare e allevare animali, procedere alla riforestazione e al reimpianto di alberi. Bisogna cercare, tramite le Caritas o le parrocchie o le associazioni che se ne occupano, famiglie seriamente intenzionate a partecipare al progetto; creare, tramite la presenza di operatori (magari del servizio civile volontario) o cooperative convenzionate con le Acli, con le università e con l’Enaip, un sistema di formazione per i nuovi arrivati, che permetta il recupero di coltivazioni o razze animali autoctone; promuovere la collaborazione tra residenti e immigrati, per una pacifica convivenza, traendo dalla trasmissione intergenerazionale di competenze, un modello di democrazia, di conoscenza e rispetto della cultura altrui, favorendo anche il ripopolamento delle zone interessate; aiutare i Comuni aderenti nel percorso di facilitazione digitale, che promuova lo sviluppo delle competenze digitali dei cittadini e garantisca loro la piena cittadinanza, oltre a fornire ai ragazzi in età scolare o agli adulti che risiedono in aree montane, la possibilità di collegarsi tramite internet per la scuola o la prenotazione di servizi necessari.

Che cosa possono offrire le Acli in questo progetto?

Il coinvolgimento delle Acli passa attraverso la fornitura ai piccoli Comuni che aderiscono, di servizi in convenzione con cooperative vicine alle Acli, e di formazione tramite l’Enaip; inoltre si può garantire, attraverso i Circoli Acli, dove presenti, la fornitura di beni essenziali in loco o nelle vicinanze e servizi di trasporto per arrivare a centri un più grandi. I giovani locali potrebbero effettuare il servizio civile presso i Comuni di residenza e mettere a disposizione dei Comuni stessi i servizi delle Acli, dal patronato al servizio fiscale, alla formazione. Naturalmente coinvolte anche la Fap per i servizi agli anziani e Colf e badanti per il sostegno per le pratiche, oltre al Coordinamento donne per il recupero di antiche culture e lavorazioni, oltre alla raccolta di storie di persone che hanno tanto da raccontare.

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