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Sabbie sahariane trasportate dal vento: nessuna anomalia nei controlli della radioattività ambientale

Agli inizi dello scorso mese la neve e il cielo hanno assunto una tonalità arancione per la presenza della sabbia sahariana che si è depositata sulla neve che ricopriva le Alpi al confine tra Italia e Francia.

Causa  è il flusso intenso dai quadranti meridionali generato da un’area perturbata estesa fino a latitudini ampiamente tropicali che ha generato correnti da sud-ovest che hanno comportato  fenomeni di avvezione pulviscolare dal deserto africano.

Un secondo episodio ha interessato il Piemonte alla fine di febbraio tra il 24 e 25 anche se in maniera più marginale, trovandosi il Piemonte nella parte più a est della struttura (ancora sotto la campana anticiclonica africana). Non si sono verificate precipitazioni significative, ma dati gli intensi flussi sudoccidentali, legati alla profonda saccatura sul nord-Africa, sono stati altamente probabili fenomeni di trasporto di polveri dal deserto africano sul settore occidentale.

In merito alle notizie riprese da vari canali informativi circa la presenza di radioattività artificiale nelle sabbie sahariane che si sono depositate abbondantemente nel corso di vari eventi meteorologici, avvenuti, nel mese di febbraio, si precisa che i sistemi di controllo della radioattività ambientale gestiti da Arpa Piemonte non hanno riscontrato alcuna anomalia.

Infatti, sia la rete di allerta (rateo di dose gamma) basata su 29 sensori Geiger-Mueller che funzionano in tempo reale, che le più sofisticate analisi di spettrometria gamma e conteggio alfa/beta totale eseguite giornalmente presso le stazioni di Vercelli e Ivrea, hanno fornito sempre risultati nella norma. In particolare i dati di spettrometria gamma indicano per il Cs-137 (radioisotopo guida per il tracciamento di questi eventi) valori inferiori alla sensibilità strumentale (tipicamente < 2 mBq/m3).

D’altra parte l’eventualità che tracce significative di radioattività artificiale legate alle sabbie sahariane possano depositarsi alle nostre latitudini è da escludere: infatti pur essendoci ancora nel Sahara algerino, nei suoli dei siti sede dei poligoni nucleari francesi,  consistenti livelli di radionuclidi derivanti dai test effettuati negli anni sessanta del secolo scorso (Cs-137, Sr-90 e transuranici), la frazione fine di particolato trasportabile non contiene livelli di radioattività sufficienti per causare un incremento significativo dei livelli in aria, tali da essere misurati anche dai sistemi più sofisticati in uso.

Le rilevazioni (di tracce di Cs-137) effettuate dalla Agenzia francese sono state possibili a seguito dell’analisi diretta della sabbia ricaduta al suolo: in tal modo infatti si ottengono sensibilità molto maggiori rispetto a quelle possibili con un prelievo del particolato atmosferico su filtro. Si ribadisce tuttavia che la quantità di radioattività depositata al suolo a seguito di questi eventi è comunque assai esigua, meno dello 0,1 % di quanto già è normalmente presente nei nostri suoli.

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