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GOVONE – Quella querela per il Paese di Natale si rivela un boomerang per chi l’ha fatta

Troviamo immotivata, anacronistica e fuori luogo la denuncia per diffamazione occorsa allo scrittore, nativo roerino, Paolo Ferruccio Cuniberti che si è permesso di esprimere la sua opinione in merito alla manifestazione “Il magico Paese di Natale”. La stessa manifestazione si svolge ormai da oltre un decennio nell’area del castello di Govone, patrimonio dell’umanità, e in merito il Cuniberti si è permesso di sostenere, con un po’ d’ironia, che  il format usato  è estraneo alla cultura del nostro territorio e non rappresenta in alcun modo la storia, i valori ed i costumi delle Langhe e del Roero. Il Presidente dell’associazione culturale “Generazione” che organizza l’evento sentitosi toccato nel vivo e offeso sporge querela.                                                                 

Questa reazione ci appare decisamente sproporzionata perché riteniamo che il diritto alla critica in questo Paese sia ampiamente riconosciuto ed è più che probabile che il tutto si risolva in una bolla di sapone, anche se troviamo strano il fatto che sia stata rigettata la richiesta di archiviazione presentata dal Pm del Tribunale di Asti.

Noi avremmo preferito da parte del Presidente Pier Paolo Guelfo una provocazione diversa, ad esempio lo stimolo a un confronto diretto sul tipo di manifestazioni che questo nostro amato territorio può mettere in campo e che si merita per una effettiva valorizzazione.

Sta di fatto che il Cuniberti dovrà pagarsi un legale e ovviamente un legale dovrà essere pagato dalla controparte; correttezza vuole che in questi casi si ricorra a fondi propri, diversamente il rischio che si spendano soldi anche pubblici per contrastare libere opinioni diventerebbe più che reale.

Isoci di comuneroero      

(seguono 26 firme)

Abbiamo conosciuto Paolo Ferruccio Cuniberti attraverso i suoi libri e collaborando in numerose occasioni e pubblicazioni, conoscendolo prima come stimabile e profondo intellettuale, poi in un rapporto sempre più stretto e fraterno.

Ci ha accomunato una solidale visione della società italiana, in particolare una condivisa analisi dei prolungati danni sociali determinati dalla fine della civiltà contadina, al Nord come al Sud, che ha lasciato spazio a nuovi fenomeni di predominio, ignoranza e arroganza. Noi siciliani ne sappiamo qualcosa.

A tal proposito come non citare Sciascia quando preannunciava: “la Sicilia come metafora negativa dell’intera Italia ?”.

Siamo ora venuti a conoscenza che Cuniberti è stato indagato per aver espresso un’opinione sacrosanta e libera. Il metodo è quello solito, dell’intimidazione delle voci fuori dal coro per fare i propri affari. Questo ci indigna profondamente ed esprimiamo pubblicamente tutto il nostro sostegno e vicinanza.

Un gruppo di artisti e intellettuali siciliani

(seguono 14 firme)

In uno Stato di diritto il cittadino deve poter esprimere la propria opinione, specialmente in materia di spesa pubblica, operato degli amministratori, uso dei beni della collettività. Chi ha responsabilità pubbliche è tenuto a dare risposte. In ogni caso, la mia questione solleva (non da oggi) ben più ponderosi interrogativi che riguardano cosucce come la cultura materiale e immateriale di un territorio storico. Per chi non lo sapesse, l’Unesco protegge non solo i paesaggi e i monumenti d’arte (e chi li tocca si tagli un dito, diceva Luigi Firpo), ma anche la cultura immateriale che è parte integrante del paesaggio. Un paesaggio umano, fatto di tradizioni e specificità delle comunità, in una parola: l’Identità.

Ora, nel caso del Roero, sappiamo che fino a non molti anni fa era una sub-regione pressoché sconosciuta e senza un preciso nome. Ho passato anni giovanili e meravigliose estati scorrazzando per il Roero senza saperlo. Poi un’iniziativa ben coordinata (questa sì, geniale) ha costruito a poco a poco un’immagine, un valore intrinseco, attraverso la ricerca storica, etnografica, enogastronomica. Un’Identità, insomma. Perché da tempo sollevo dubbi? Quando si legge che un Ente importante a partecipazione pubblica comunica ai giornali di voler estendere a tutto il Roero il villaggio di Babbo Natale, è lecito pensare che si stia buttando alle ortiche il lavorìo di decenni. È un’ipotesi distruttiva. Non è nemmeno un’idea tanto originale, visto che la “maschera” in questione è nata dalla grafica pubblicitaria americana e ha pervaso, con le sue renne e le sue casette, i supermercati del pianeta.

La domanda finale, tuttavia, non la si pone ai suddetti ideatori, bensì a quanti, dotati di funzione pubblica a ogni livello, hanno sinora acriticamente e incondizionatamente sostenuto il progetto, in nome di un turismo diseducativo (sì, anche per i bambini), di bassa qualità, disinformato e distratto. E senza nemmeno sensibili ricadute sul patrimonio artistico oggetto di sfruttamento a fini commerciali (sarebbe interessante vedere i conti in proposito).

Capisco l’impopolarità dell’argomento, ma credo che i cittadini meritino risposte chiare durante questo periodo elettorale, giusto per sapere quali lungimiranti politiche culturali dobbiamo attenderci nel prossimo futuro.

Paolo Ferruccio Cuniberti

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