ALBALANGHE

Clandestini al lavoro nelle vigne: prime 5 condanne ad Asti

Con il rito abbreviato (che concede lo “sconto” di un terzo della pena) sono stati condannati in Tribunale ad Asti 5 dei 62 imputati a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e possesso di documenti di identità falsi. Il processo si rifà all’operazione “Macedonia” condotta dai carabinieri sulle colline delle Langhe e del Monferrato nel giugno scorso con 35 arresti e 171 denunce. Questa prima sentenza ha riguardato 4 macedoni e una rumena tutti residenti ad Alba, età tra i 30 e i 53 anni. Si tratta di Perica Stojanovski (5 anni e 8 mesi), Todorcho Zashev (3 anni e 8 mesi), Zoranco Sarafimov (3 anni e 2 mesi), Mariana Malacu (3 anni e 1 mese ) e Pavle Velkov (2 anni e 8 mesi). La Malacu è convivente di Stojanovski. Per gli altri accusati è stato disposto il rinvio a giudizio che riguarda anche due albesi i quali avrebbero affittato casa a stranieri privi di permesso di soggiorno.

I documenti falsi erano carte d’identità della Bulgaria: così i clandestini, in realtà di nazionalità macedone, aggiravano le normative dell’Unione europea per essere avviati, da cooperative gestite sempre da immigrati dell’est Europa, al lavoro come braccianti nelle vigne.

A parte i già condannati, dei quali tre in carcere, gran parte degli accusati risultano irreperibili. La difesa di Stojanovski, Zashev, Sarafimov, Malacu e Velkov ha annunciato Appello: i legali ammettono l’assunzione di irregolari nelle coop di cui erano responsabili i loro assistiti, ma nessun ruolo nell’ingresso in Italia della manodopera irregolare.

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