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Banca di Cherasco festeggia i suoi primi 60 anni, presentando ai Soci una realtà solida, affidabile ed accogliente.

Continua il percorso di crescita sostenibile

CHERASCO – Venerdì 6 maggio i Soci di Banca di Cherasco hanno approvato i conti dell’esercizio 2021. Con orgoglio il Consiglio di Amministrazione e la Direzione Generale hanno presentato all’Assemblea un bilancio che evidenzia tutti gli indicatori in miglioramento: le masse amministrate, costituite dalla raccolta depositata dai risparmiatori e degli impieghi erogati alle famiglie ed alle imprese, sono cresciute di oltre il 5%, a testimonianza della presenza radicata sul territorio, della vicinanza ai propri clienti tramite l’offerta di prodotti e servizi apprezzati e della fiducia che le comunità ripongono nella Banca. L’utile ha superato i 3 milioni di euro, registrando un aumento di quasi il 50% rispetto all’anno precedente: si tratta di un risultato importante, che conferma la correttezza e la coerenza delle scelte gestionali operate dagli Amministratori negli ultimi anni, alla ricerca del miglior equilibrio tra l”’anima” imprenditoriale della Banca, che orienta verso la ricerca della giusta redditività, e l’”essenza” cooperativa, che impone di non esasperare le scelte strategiche e commerciali verso la massimizzazione del guadagno, ma che ripone costante attenzione alle esigenze dei clienti, applicando condizioni economiche appropriate, curando le relazioni con le persone (tutte le Filiali sono rimaste costantemente aperte, anche nei periodi più complicati della pandemia), fornendo consulenza qualificata, sempre accompagnata da un sorriso.

La solidità si è ulteriormente rafforzata, con gli indicatori patrimoniali in crescita: il Total Capital Ratio ha raggiunto il 18,6% ed il Common Equity Tier1 Capital Ratio attestato al 16,7%. Contemporaneamente il profilo di rischio è sceso: il Non Performing Loan Ratio, che esprime il rapporto tra i crediti deteriorati lordi e gli impieghi complessivi erogati alla clientela, continua il trend in diminuzione iniziato anni fa, scendendo al 5,6%; addirittura sotto il 3% l’incidenza dei crediti deteriorati netti, depurando dallo stock delle partite “problematiche” le svalutazioni imputate a conto economico.

Dalle parole del Presidente, Giovanni Claudio Olivero, traspare tutta la soddisfazione per questi risultati, che ancora una volta confermano il percorso di consolidamento e crescita sostenibile intrapreso dalla Banca: “Non siamo alla ricerca di numeri roboanti da dare in pasto agli “strilloni”, che peraltro riterremmo quanto mai inopportuni in un contesto difficile come quello attuale: le persone, le associazioni e le imprese con cui lavoriamo sono costrette ad importanti sacrifici imposti dalla prolungata pandemia prima e dalle ripercussioni dei tragici eventi internazionali ora. Noi vogliamo continuare ad essere al fianco delle nostre comunità e dei nostri territori (tra l’altro oltre 250.000 euro sono stati elargiti quest’anno ad enti ed associazioni a supporto delle loro iniziative sanitarie, assistenziali, culturali, sportive ed educative), con una Banca diversa, per certi versi direi unica, che sappia essere accogliente, che venga percepita come un istituto al servizio dei clienti e congiuntamente affidabile, corretta e con collaboratori di valore. Per questo il nostro vuole essere piuttosto un percorso di sviluppo serio, coerente, rispettoso delle esigenze dei nostri Soci, dei nostri clienti e dei nostri dipendenti”.

 

Se da un lato è forte il rammarico di non poter festeggiare questi risultati con la presenza fisica dei nostri Soci (l’Assemblea si è nuovamente svolta tramite il “rappresentante designato”, come già nel 2020 e nel 2021), perché “non sarebbe stato prudente esporre tante persone ai rischi di un’epidemia non ancora definitivamente debellata”, dall’altro è crescente il desiderio di festeggiare il sessantesimo compleanno della Banca.

Era infatti il 1° settembre del 1962 quanto a Roreto di Cherasco 34 persone lungimiranti, in prevalenza agricoltori, artigiani e operai, diedero vita alla “Cassa rurale e artigiana di Cherasco”, con una dotazione iniziale di 536.000 di vecchie lire di capitale. Lo scopo di allora era quello di procurare credito ai Soci e di migliorare le condizioni morali ed economiche di agricoltori ed artigiani, di favorire il risparmio e la previdenza. La forma societaria scelta fu quella della cooperativa, con un modello mutualistico ed il principio della “porta aperta”: chiunque condividesse quegli ideali poteva entrare a farne parte. E si tratta della stessa forma e dello stesso modello in vigore a distanza di sessant’anni; come sostanzialmente immutati sono rimasti i principi a cui si ispira oggi Banca di Cherasco, sanciti nel proprio Statuto e nella Carta dei Valori.

Il ragionier Filippo Cassine, primo dipendente, ricorda oggi con lucidità e commozione quei primi anni di attività: “Parte del capitale sociale versato dai fondatori fu investito in un locale in affitto arredato con un bancone, una scrivania e una macchina da scrivere. Il telefono arrivò dopo sei mesi. Per i primi mesi ho lavorato senza stipendio, mi veniva rimborsata solo la benzina per la motocicletta Guzzi-Zigolo che usavo per i miei spostamenti. Il mio primo stipendio di 15 mila lire era un sesto dello stipendio che all’epoca percepiva un impiegato Fiat. Lavoravo il 31 dicembre ed il 1° gennaio di ogni anno per preparare il bilancio, facendo tutte le registrazioni contabili manualmente. Solo nel 1965 arrivò la prima Olivetti Divisumma e nel 1967 fu assunto il secondo dipendente. Così arrivarono i primi giorni di permesso e l’anno dopo, nel 1968, la prima settimana di ferie che utilizzai per sposarmi.”

Oggi i Soci sono oltre 15.000, i clienti quasi trentamila, il capitale netto supera i 60 milioni di euro.

Al ragionier Filippo, che da tempo si gode la meritata pensione, sono seguiti tanti altri dipendenti (oggi sono oltre 160), alla Filiale di Roreto sono stati affiancati altri sportelli: oggi, dopo l’apertura della terza Agenzia a Torino (inaugurata a maggio 2021), la Banca ne conta 26, con un territorio che della capitale sabauda arriva fino a Genova. Ma cuore e testa rimangono a Roreto.

“Quel lontano 1° settembre 1962”, commenta Pier Paolo Ravera, il Direttore Generale che ha guidato la Banca negli ultimi anni prima di lasciarla per andare in pensione un paio di mesi fa, “34 persone hanno avviato una bella storia di comunità, hanno dato vita ad un bene comune, hanno posto le premesse per uno sviluppo importante, in una parola hanno fatto un sogno e l’hanno realizzato. Le generazioni successive hanno portato avanti il progetto dei 34 fondatori e di Filippo e, tra alterne difficoltà e opportunità, ne hanno rinnovato il sogno”.

“Siamo fortunati noi”, conclude Marco Carelli, a cui Pierpaolo Ravera ha appena passato il testimone “ma abbiamo un impegno grande: continuare a servire il territorio, rispondere alle richieste della comunità e restituire alle generazioni che verranno ciò che noi abbiamo ricevuto in prestito. Realizzando una Banca moderna, giovane, dinamica e adeguata ai tempi nuovi”.

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