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Aziende in crisi: «Manca il legno»: Il 20% del legname usato nel nostro territorio arrivava dalle foreste della Siberia

Si pensa soprattutto al petrolio, al gas e al grano, quando si parla delle emergenze in campo economico legate all’invasione dell’Ucraina. Molte aziende del nostro territorio sono tuttavia sempre più penalizzate dalle crescenti difficoltà per importare dalla Russia un’altra importantissima risorsa: il legno, che fino al mese scorso arrivava in Italia in grande quantità dalle sterminate foreste della Siberia.

In realtà non esiste un vero e proprio “blocco” per questa risorsa, ma le difficoltà legate ai trasporti e ai pagamenti hanno, di fatto, portato ad una sospensione delle forniture. Nel nostro territorio, uno dei principali importatori era “Morra Legnami Snc” di Borgo San Martino a Pocapaglia. «Al momento – spiega Giuseppe, il titolare dell’azienda – siamo ancora in attesa dell’arrivo dei due autotreni che erano partiti a febbraio, quando ancora non erano entrate in vigore le sanzioni. Attendiamo il loro arrivo nei prossimi giorni, ma ovviamente non stipuleremo nuovi contratti. Dalla Russia arrivava una fetta di circa il 20% del legname che utilizziamo, in particolare lamellare.

Per sostituirlo ci rivolgeremo ai fornitori austriaci, ma inevitabilmente ci saranno dei contraccolpi per quanto riguarda l’aumento dei prezzi». Uno dei settori che pagano il prezzo più alto al blocco delle importazioni di questa materia prima è quello degli infissi. «Le foreste russe riforniscono il mercato italiano soprattutto di una particolare varietà di pini, conosciuta come pino di Svezia – spiega Gianluca Avignolo, direttore marketing e buyer di FAS Serramenti in legno di Castellinaldo d’Alba -. Ovviamente, in conseguenza delle sanzioni europee che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina, è stato imposto il blocco dell’importazione di questo tipo di legname. Un elemento essenziale per a­ziende come la nostra che producono serramenti. E’ vero, si potrebbero utilizzare varietà di alberi diverse dal pino di Svezia, come il mogano o il rovere, ma si tratta di essenze che, a parità di prestazioni, sono decisamente più costose. Nessun altro albero, infatti, offre un rapporto qualità-prezzo come questo pino».

Ma non è solo il legno siberaiano a creare problemi. «Restando al nostro campo dei serramenti – prosegue Avignolo – registriamo una carenza sempre più importante anche del secondo materiale che più utilizziamo dopo il legno, ossia l’alluminio, componente essenziale delle maniglie. Molti non lo sanno, ma la stragrande percentuale dell’alluminio che utilizziamo in Italia proviene proprio dall’Ucraina. Per ora andiamo avanti utilizzando gli stoccaggi dei nostri fornitori, ma entro maggio anche le scorte saranno finite». Ma il problema non riguarda solo l’alluminio. L’Ucraina è, infatti, il principale fornitore al mondo di diversi minerali, utilizzati nei più svariati settori. «Ad esempio – conclude Avignolo – presto potremo non riuscire più ad utilizzare per le persiane il colore blu, per la mancanza del minerale da cui si ricavava il pigmento per questa colorazione». Un altro settore fortemente penalizzato è quello dell’edilizia, sempre affamata di legno e di tante altre materie prime che prima della guerra giungevano in quantità anche dalla Russia e dall’Ucraina.

«Le sanzioni hanno aggravato una situazione di carenza di materie prime che si registrava già da molto tempo – spiega Sandro Nada, titolare dell’impresa edile Edil Sandro di Rodello – . Questo non solo per quanto riguarda il legno, ma anche per molti altri materiali, come ad esempio la lana di roccia o la Stiferite, un materiale utilizzato per l’isolamento». Insomma, non sono solo il petrolio, il gas o il grano a minacciare la nostra economia. Senza il legno delle immense foreste siberiane dovremo prepararci ad affrontare un aumento dei prezzi di moltissimi altri prodotti.

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