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Autismo: alla scuola di S. Michele di Bra un’esperienza di ordinaria integrazione

Riceviamo

e volentieri pubblichiamo.

La consapevolezza sull’autismo non può limitarsi a una riflessione il giorno 2 aprile, ma occorre lavorarci tutto l’anno, sempre, e con costanza, senza arrendersi mai, per fare in modo che le famiglie dei ragazzi con autismo non si trovino isolate e per far sì che si possa lavorare per un progetto di vita indipendente e anche gli “autistici” possano sentirsi persone vive nella società ed avere degli amici.

Questo articolo vuole essere una lode per chi ogni giorno lavora con impegno e crede che la presenza di un bimbo con autismo possa costituire una ricchezza per gli altri, nonché per chi vede l’inclusione di un bimbo con autismo nella società come un esempio di ordinaria integrazione.

Quando ho iscritto mio figlio Gioele, bimbo con disturbo dello spettro autistico, alla scuola Primaria “Martiri della resistenza” o, come la conoscono tutti, scuola Primaria di S. Michele di Bra, ero davvero preoccupata. L’iscrizione di Gioele era stata rifiutata dalla scuola dove frequentava già sua sorella, dunque dovevamo iniziare l’avventura in una scuola tutta nuova e le novità per Gioele sono sempre vissute come un trauma.

Superato il concreto rischio che la classe 1ª non partisse per il numero esiguo di bimbi iscritti, nel settembre 2015 Gioele inizia la Elementare. Il passaggio dalla scuola dell’Infanzia alla Primaria, soprattutto grazie alla competenza dell’educatore che aveva incarico il progetto educativo e alla disponibilità delle insegnanti di entrambe le scuole, era stato curato nei minimi dettagli, tuttavia iniziare un nuovo percorso restava una dura sfida da affrontare.

Gioele si è subito “abbattuto” sulla scuola di S. Michele come un temporale d’estate, forte e impetuoso, Gioele era come un furetto, sempre in fuga, disorientato e difficile da gestire. I primi mesi sono stati difficili per tutti e per tutto.

Ma le insegnanti del plesso di S. Michele hanno deciso di credere in lui e nelle sue potenzialità, e non si sono lasciate spaventare, hanno deciso di mettercela tutta, anima e corpo. Chi non era formato in autismo si è formato, chi non ne sapeva nulla si è informato, si è creata una rete formidabile con gli specialisti che potevano dar loro consigli, e tutti quanti, insegnanti curriculari, assistenti, insegnante di sostegno in primis, hanno deciso di metterci passione e impegno, di gran lunga più importanti di qualsiasi corso di formazione, ed hanno davvero “vinto” la sfida dell’autismo.

L’autismo di Gioele, così difficile da contenere, al principio intimoriva insegnanti e bambini, ma il suo non era, e non è, altro che una maniera diversa di vedere il mondo, bisognava capire le sue esigenze “speciali” e costruire con lui un robusto “ponte” di fiducia.

Questo è riuscita a fare la scuola di S. Michele, ma non solo una classe, non solo l’insegnante di sostegno, ma tutta quanta la scuola, tutto il personale scolastico e tutti gli alunni! Tutti si sono sensibilizzati sul tema, tutti hanno iniziato a usare strumenti visivi per  comunicare con Gioele e prevedere le sue crisi, tutti hanno imparato a usare rinforzi e strategie e così è iniziato (e prosegue) il viaggio straordinario che io auguro a ogni bambino speciale e alla sua famiglia: un viaggio che ha la fortuna di trovare sulla propria strada persone speciali che lavorano ogni giorno con competenza, amore e pazienza.

Tutto ciò ha fatto nascere e maturare a scuola una sensibilità unica e straordinaria e Gioele ha iniziato a conquistare cuori regalando coccole e sorrisi. Gioele non ha smesso di fare il furetto o di fare l’autistico, le difficoltà sono rimaste, ma la strutturazione degli ambienti, l’uso condiviso della Caa e lo sforzo quotidiano di chiedersi cos’è andato storto, perché si è innescata la crisi e come prevenirla, ha reso “guerriere” le insegnanti, le quali hanno fatto in modo che tutti intorno a Gioele iniziassero a comprendere i suoi comportamenti, ad accettarli e ad aiutarlo affinché lui potesse migliorare sempre di più le capacità verbali, le sue competenze scolastiche e le sue abilità sociali.

Così il 2 aprile, Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, la scuola Primaria di S. Michele si è dipinta di blu, colore simbolo dell’autismo, braccialetti blu, palloncini, disegni, lettere e frasi, hanno decorato il plesso come un abbraccio collettivo, come un’esplosione di “sensibilità” carica di affetto e magia. Questa è davvero la consapevolezza sull’autismo che tutte le famiglie che vivono l’autismo ogni giorno sognano, consapevolezza che arriva dai bambini, che in futuro diventeranno adulti, ma che è partita dalla maestre che hanno saputo insegnarglielo e trasmetterglielo.

Nelle loro lettere i bambini stessi ci spiegano che l’autismo non è una malattia, ma è un modo unico e diverso di vedere il mondo, perché, anche se siamo tutti diversi, siamo comunque speciali. I bambini hanno capito che Gioele a volte è irruento perché ha difficoltà a chiamare gli amici e spiegar loro che vuole la loro compagnia, hanno capito che se Gioele saltella e sfarfalla le mani significa che è contento, alcuni hanno capito che a lui piace soffiare sulle candeline e qualcuno ha persino capito che la vera felicità di Gioele sta nella compagnia che i bambini stessi gli donano, più importante per lui, di qualsiasi regalo.

Insomma, grazie scuola di S. Michele, grazie bambini, grazie genitori, insegnanti, assistenti e personale scolastico vario, grazie per la fatica che fate ogni giorno e per lo sforzo che ci mettete per conseguire un successo, grazie per la vostra sensibilità che fa di voi persone davvero speciali e meritevoli.

Spero tanto che voi possiate essere un esempio concreto per tante scuole e anche, perché no, per il mondo intero.

La mamma di Gioele

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