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Attacchi Popilla japonica spogliano vigneti e frutteti

Il coleottero giapponese è in grado di compiere danni immensi a tutte le specie vegetali, dai prati alle piante ornamentali, dagli alberi da frutto ai vigneti, alle colture orticole di pieno campo. I rischi maggiori li corrono il mais, il pesco, il melo, la vite, il nocciolo e la soia. E’ quanto afferma Coldiretti Piemonte rispetto alla diffusione in tutto il Piemonte, soprattutto nelle province di Novara, Vercelli, Alessandria e Torino, della Popilia Japonica in forte espansione.

Per contrastarne la diffusione è in corso il posizionamento a livello regionale di 3.000 trappole “attract and kill”, con forma a ombrello con una rete impregnata di insetticida, che attirano il coleottero con esche specifiche e lo eliminano. Le trappole hanno un cartello informativo ed è importante non spostarle o distruggerle. In alcune aree sono presenti trappole per il monitoraggio settimanale per valutare la popolazione del coleottero.

“Si stanno attuando specifiche misure fitosanitarie di prevenzione e di lotta per evitare la continua diffusione, ma quest’anno le infestazioni sono aumentate in maniera esponenziale con danni insostenibili alle colture che si vanno a sommare a quelli provocati dalla siccità ed alle difficoltà che gli imprenditori stanno vivendo a causa del conflitto ucraino. Serve un impegno ancora più serrato per evitare di perdere i raccolti per questo chiediamo, con urgenza, che la Regione convochi uno specifico tavolo – affermano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. La Popillia Japonica è solo l’ultimo degli insetti alieni che minacciano la biodiversità del territorio. Purtroppo, dalla Drosophila suzukii alla cimice asiatica negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una vera e propria esplosione di specie straniere che si diffondono nei nostri territori perché non hanno antagonisti naturali che invece trovano nei loro paesi d’origine. Di fronte a questo fenomeno sono strategiche la prevenzione, le segnalazioni degli agricoltori e l’intervento tempestivo dei servizi fitosanitari. Insieme al cambiamento climatico, sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea, con frontiere colabrodo che lasciano passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Risultato di una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici in Europa senza che siano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati”.

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