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Asti-Cuneo, gli ambientalisti: «Altro che via libera, solo un atto dovuto tra mancanze e delusioni»

Riceviamo e pubblichiamo.

Si sono spesi titoloni sul fatto che la Commissione Valutazione Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente abbia dato parere favorevole alla proposta del Concessionario, “in esterno”, della tratta Verduno-Cherasco, con prescrizioni al momento non note. La Commissione non poteva esprimersi su altro, era un atto dovuto. Però l’iter è ancora lungo e complesso.

Il momento importante sarà la Conferenza dei servizi che dovrà anche analizzare i risultati dello studio comparativo tra la soluzione in esterno e il tunnel, richiesto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasposti al Politecnico di Torino, attraverso il Concessionario, e di cui non si hanno notizie. Sarebbe corretto che il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore Marco Gabusi fossero più prudenti nel dichiarare risolti problemi che non lo sono, già troppe volte hanno preso cantonate! Ci preme fare alcune considerazioni sui documenti presentati dalla Società Asti-Cuneo in risposta alla richiesta di integrazioni del Ministero per la Transizione Ecologica (MiTe), oggi Ministero dell’Ambiente, allo Studio di Impatto Ambientale (Sia).

Abbiamo preso visione dei documenti presentati dalla Società Asti-Cuneo al MiTe in risposta alla richiesta di integrazioni al Sia del “nuovo tracciato in esterno” del lotto 2.6.a Roddi-Diga Enel. La richiesta era stata recapitata al Concessionario in data 2 agosto; i documenti sono stati consegnati al MiTe il 17 novembre. Se qualcuno si illudeva che il Concessionario avrebbe completato l’autostrada Asti-Cuneo avendo a cuore l’opinione pubblica e gli interessi delle comunità locali, dovrà rassegnarsi: l’impressione che si ricava dalla lettura dei documenti presentati è infatti quella di una Società interessata unicamente a ricavare il massimo utile con il minimo sforzo approfittando dell’esasperazione dei cittadini per una vicenda che si trascina ormai da troppo tempo.

Innanzitutto il Concessionario ha ritenuto di poter ignorare la richiesta dell’Osservatorio di fine 2021 che fosse effettuato uno studio comparativo tra la soluzione con il tracciato in galleria con quella all’aperto: lo studio comparativo non compare tra i documenti presentati dalla Società. Il fatto grave, che sta a dimostrare tutta l’arroganza della Società, è che è stata parimente ignorata la lettera della Direzione generale per la vigilanza dei contratti autostradali (Dgvca) del 22 marzo 2022 che richiedeva esplicitamente alla Società autostrada Asti-Cuneo Spa “una valutazione comparativa aggiornata alla luce dell’attuale contesto normativo delle due soluzioni (sviluppo del lotto II.6-A all’aperto o in galleria), che consideri anche i profili di sostenibilità ambientale”, specificando che “per assicurare l’autonomia e l’indipendenza dell’analisi, suddetta valutazione dovrà essere redatta da un soggetto terzo, individuabile nell’ambito di Istituti Universitari riconosciuti dell’ordinamento nazionale”.

Ed è stata parimenti ignorata la richiesta di integrazioni della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale (Ctvia) del MiTe, pubblicata in data 2 agosto 2022, che al punto 2.1 rilevava la necessità di “integrare lo studio di impatto ambientale (Sia), tramite adeguata descrizione delle alternative progettuali alle opere prese in esame, sia pregresse sia eventualmente elaborate in riferimento allo stralcio in variante, inclusa la soluzione con il tracciato in galleria ….; le predette alternative, inclusa l’alternativa “zero”, dovranno essere adeguatamente analizzate e comparate, con riferimento alle diverse componenti ambientali, con la soluzione di progetto prescelta e oggetto di valutazione dello studio”. L’assenza di un documento esplicitamente richiesto dalla Ctvia non fa altro che insinuare il dubbio che lo studio – che si sa essere stato commissionato al Politecnico di Torino – sia giunto a conclusioni non del tutto favorevoli alla soluzione prospettata dalla Società e che per questo motivo sia stato cassato dall’elenco dei documenti presentati. Ovvero che si pensi di poterlo utilizzare come scusa per scaricare sulla solita burocrazia gli eventuali ritardi nell’esecuzione dei lavori.

Il Concessionario pare non aver capito – o fa finta di non capire – il senso della richiesta della Ctvia di valutare l’alternativa “zero” e, di conseguenza, la richiesta dell’Osservatorio di pubblicare l’Analisi trasportistica di cui parla lo Sia. L’alternativa “zero” consiste nel mantenere il sistema della viabilità locale allo stato attuale. L’Analisi trasportistica serve a verificare i vantaggi introdotti in quel sistema dalla messa in servizio dell’autostrada. Vantaggi dei quali l’opinione pubblica non potrà farsi un’idea per il semplice motivo che l’analisi non è inclusa tra i documenti presentati.

Il risultato del confronto tra il sistema esistente e quello con l’autostrada è, nel caso dell’Asti-Cuneo, tutt’altro che scontato dal momento che è stata inglobata nella A33 la struttura preesistente della tangenziale di Alba. Non è infatti scontato che gli automobilisti, che ora utilizzano la tangenziale gratuitamente, continuino a farlo dovendo pagare un pedaggio. E’ anzi del tutto probabile che preferiscano riversarsi sulla viabilità locale. Cosa che è già certo dovranno fare i mezzi agricoli, ai quali sarà proibito accedere alla tangenziale una volta inglobata nell’autostrada. L’unica soluzione praticabile per alleviare i problemi di traffico nell’area della città di Alba a seguito della messa in servizio dell’autostrada è quella di rendere gratuito il tratto della A33 tra Cherasco e Castagnito agli automobilisti che si muovono al suo interno. L’Osservatorio ha calcolato che i minori incassi per la Società Asti-Cuneo nei residui 7 anni residui di concessione ammonterebbero a 15-20 milioni di euro, che è un importo irrilevante rispetto ai risparmi realizzati evitando la realizzazione delle gallerie sotto il Tanaro. Non è tuttavia possibile al giorno d’oggi verificare la correttezza della previsione non essendo ancora disponibile il progetto definitivo del sistema di esazione dei pedaggi, il cosiddetto sistema free-flow, in assenza del quale non è neppure possibile verificare l’effettiva consistenza delle varie promesse di gratuità sbandierate dall’Amministrazione regionale.

Misera appare poi la controproposta di installare panchine e cestini portarifiuti lungo i percorsi ciclo-pedonali interessati dalle opere dell’autostrada in risposta alla richiesta dell’Osservatorio e di molte altre associazioni di un nuovo percorso ciclo-pedonabile che metta in comunicazione la buffer zone del Sito Unesco dei paesaggi vitivinicoli delle Langhe-Roero con il Sito Unesco “Residenze Sabaude – Complesso Carlo Albertino di Pollenzo”. Un intervento che consentirebbe di portare a nuova vita la storica struttura del ponte Albertino sul Tanaro e che costituirebbe una qualche mitigazione alla ferita inferta al paesaggio da una striscia di bitume di 26 metri di larghezza e della lunghezza di circa 5 km. Di ben altro respiro rispetto ai cestini portarifiuti proposti dal Concessionario, per i quali sussiste il ragionevole rischio che diventino piccole discariche perenni non essendo prevedibile il loro regolare svuotamento.

In nessuna considerazione è stata poi tenuta la richiesta di barriere antirumore trasparenti come quelle adottate in molti altri tratti di autostrade – in particolare in Alto Adige – a integrazione dell’asfalto fonoassorbente proposto dal Concessionario i cui effetti sul fenomeno rumore sono limitati e diminuiscono di efficacia con il passare del tempo. Come pure è stata ignorata la richiesta di presentare la valutazione denominata con l’acronimo Dnsh, nascondendosi dietro la scusa che quel tipo di analisi è previsto solo per le opere incluse nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Dando per scontato che l’Asti-Cuneo non entrerà nella lista delle opere finanziate dal Pnrr in via di revisione a causa del rincaro dei materiali e dei costi dell’energia.

Molte altre considerazioni potrebbero essere fatte, ma la conclusione sarebbe sempre la stessa: che è veramente grande la delusione per quanto contenuto nei documenti presentati dal Concessionario. A giudizio dell’Osservatorio, la risposta alle richieste di integrazioni presentata dalla Società Asti-Cuneo denota scarso impegno e una mancanza di rispetto nei confronti dell’opinione pubblica e dell’intelligenza dei cittadini, nonché delle istituzioni preposte al controllo della qualità delle opere. Una mancanza che giustifica la diffidenza con cui i cittadini guardano il completamento dell’Asti-Cuneo.

L’Osservatorio continua a sperare che la Conferenza dei servizi di prossima convocazione consenta di dare risposte concrete ai tanti problemi che ancora sussistono e che sia possibile giungere a una positiva conclusione di una vicenda durata troppo a lungo. Come non smette di sperare che il Concessionario si decida finalmente di essere un imprenditore all’altezza dei tempi.

Una ultima annotazione: il presidente Cirio continua a ripetere nelle varie interviste che “ci mette la faccia” sul fatto che l’autostrada sarà completata nel 2024. Risulta quindi chiaro, per chi non l’avesse ancora capito, che il presidente fa del completamento della A33 un fatto di interesse personale, che poco ha a che vedere con i bisogni reali dei cittadini di Langa e Roero. Una medaglia da appuntarsi, probabilmente, in occasione delle prossime elezioni regionali. Gli elettori però non sono poi così sprovveduti e sapranno ben distinguere tra chi fa i loro interessi e chi pensa principalmente al suo.

Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero onlus 

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