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Ancora tanti profughi ucraini, l’emergenza non è finita

L’appello della Caritas: «Molti stanno tornando perché del loro paese non è rimasto nulla»

L’entusiasmo che aveva accompagnato le prime fasi dell’accoglienza dei profughi ucraini – ormai quasi un anno fa – si è andato inevitabilmente spegnendo. Eppure, sono ancora moltissime le famiglie presenti sul nostro territorio, che ancora non hanno potuto far rientro in patria, per il protrarsi del conflitto, o perché del loro villaggio non è rimasto più nulla. Ad occuparsi di loro sono i volontari della Caritas diocesana, che fin dall’inizio dell’emergenza si sono prodigati in un enorme lavoro di assistenza, grazie anche alla generosità di tantissime persone. Ma com’é oggi la situazione? Lo abbiamo chiesto al coordinatore dell’emergenza profughi della Caritas diocesana, Gabriele Fra.

Quanti sono, oggi, i profughi ancora presenti sul nostro territorio assistiti dalla Caritas?

Dall’inizio del conflitto la Caritas diocesana si è occupata di 145 persone di 60 famiglie. Oggi ne ospitiamo 90 di una quarantina di famiglie, ma sono numeri fluidi, perché continuamente c’è chi parte per far ritorno in Ucraina e chi invece arriva. Si tratta quasi sempre di mamme con bambini, ma ci sono anche quattro papà, che sono riusciti ad uscire dall’Ucraina perché padri di famiglie numerose. Purtroppo, ci sono anche molte famiglie che nei mesi scorsi erano rientratenei loro villaggi ucraini perché la situazione sembrava migliorata, ma che adesso stanno ritornando in Italia perché del loro paese non è rimasto praticamente più nulla o perché sono ripresi i bombardamenti.

Dove sono ospitate le famiglie rimaste in Italia?

All’inizio dell’emergenza disponevamo di molte abitazioni, tra case e appartamenti, messe a disposizione dalla generosità di tantissime persone. Purtroppo nessuno si aspettava un conflitto così lungo e molte delle persone che avevano messo un appartamento a disposizione lo avevano ovviamente concesso per un tempo limitato, che all’inizio del conflitto si pensava potesse essere soltanto di qualche mese. Anche trovare nuove case è sempre più difficile, perché, inevitabilmente, un po’ è venuta meno quella spinta emotiva che c’era a marzo e che aveva portato molte persone a mettere la propria casa a disposizione per ospitare una famiglia di profughi. Il maggior problema che stiamo affrontando adesso per le persone ancora presenti in Italia e per quelle nuove in arrivo è proprio la mancanza di case.

Oltre alla casa, quali sono gli altri problemi che dovete affrontare?

Per queste persone sono necessarie diverse forme di assistenza, su tutti i fronti: la ricerca di un lavoro, l’organizzazione dei corsi di italiano, le procedure burocratiche, l’aiuto per spese più importanti come le cure sanitarie, il dentista, i beni alimentari e di prima necessità, l’acquisto del materiale scolastico, l’abbonamento all’autobus. E poi, naturalmente, c’é da pagare le bollette delle abitazioni che sono state messe loro a disposizione dalla generosità di moltissime persone. Insomma, le spese da sostenere sono davvero tante. Finora abbiamo speso oltre 20.000 euro grazie ai soldi raccolti con il progetto “Apri agli Ucraini”, ma ovviamente anche per la raccolta fondi vale stesso discorso della casa: è un po’ venuta meno la spinta emotiva che all’inizio del conflitto aveva spinto tante persone a dare il proprio, seppur piccolo, aiuto. Oltre a questi aiuti concreti, la Caritas contina a monitorare costantemente la situazione di tutte le famiglie presenti. Abbiamo costituito un gruppo di interpreti formatodalle persone che hanno imparato meglio la lingua italiana, che adesso aiutano gli altri per le pratiche burocratiche e per facilitarne l’integrazione.

Sono molti gli ucraini che hanno deciso di non fare più ritorno nel proprio paese per restare a vivere in Italia?

Si, e questo apre una nuova fase. Queste persone devono comunque essere accompagnate nel loro difficile cammino verso la propria autonomia, innanzitutto aiutandole nella ricerca di una casa e di un lavoro. Ovviamente alcune sono più intraprendenti di altre, hanno imparato subito la lingua e trovato impieghi stabili come cuochi, baristi o personale per le pulizie. La maggior parte si scontra invece con inevitabili problemi: non è facile trovare un lavoro quando non si possiede la patente, non si dispone di un’auto e si conosce poco la lingua. Questa è adesso la nostra nuova sfida: dare l’autonomia a tutti.

Qual é il problema principale che deve affrontare chi riesce a raggiungere un’autonomia economica?

Sicuramente quello di trovare una casa in affitto. Ma molte persone sono restie ad affittare la propria casa ad un ucraino, perché hanno paura che possa avere alle spalle una difficile situazione economica e quindi avere difficoltà nei regolari pagamenti. Ovviamente non è una questione di razzismo ma di comprensibile paura in un momento in cui la crisi economica colpisce tutti. Anche in questi casi cerchiamo, dove possibile, di intervenire per risolvere i problemi.

Si fanno ancora le raccolte di generi di prima necessità da inviare direttamente in Ucraina?

Come Caritas abbiamo sempre preferito raccogliere denaro anziché materiali, per acquistare direttamente sul posto ogni cosa che dovesse servire. Anche adesso, la linea seguita continua ad essere questa.

Quali sono adesso le vostre necessità? Di che tipo di aiuti avete più bisogno per continuare ad assistere queste famiglie e quelle nuove che arriveranno?

Inutile dire che abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile. Al momento, l’emergenza più grande è quella della mancanza di case in cui ospitare le famiglie: il mio invito a chi è ancora disposto a dare accoglienza è quello di farsi avanti. Anche le offerte in denaro sono di grande aiuto, ma servono anche persone disposte a spendere un po’ del proprio tempo per azioni di volontariato, anche soltanto per fare conversazione con gli amici ucraini per insegnargli la lingua. Ogni disponibilità può essere comunicata direttamente alla Caritas diocesana al numero 0173-440720. Soldi, volontariato, idee: ogni aiuto è sempre molto gradito!

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