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    Allarme Xylella: dopo l’ulivo il batterio pare punti sulle viti

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    Non bisogna essere addetti ai lavori per conoscere la Xylella fastidiosa. Per chi non ne avesse sentito parlare, potrebbe farsi un giretto nel Salento, per scoprire come questo microrganismo abbia “divorato” 22 milioni di ulivi, trasformando una delle campagne più floride della Penisola, in un’area pressoché desertica, dove le piante appaiono come bruciate dal fuoco. Fino a 15 anni fa, questo batterio era pressoché sconosciuto o per meglio dire era relegato oltre oceano. La globalizzazione, si sa, fa bene all’economia, ma spesso è vettore di gravi problemi.

     

    Così questo parassita, trasportato da un insetto chiamato “sputacchina”, tramite aerei e navi è giunto in Europa, direttamente dal Costa Rica. Sebbene oggi sia unanimemente conosciuto come un “ospite indesiderato” dell’ulivo, da qualche tempo ci si è accorti che in realtà questo microbo è di bocca buona ed ha iniziato ad interessarsi anche alla vite. I produttori del nord e sud America da anni sono costretti a subire i danni causati dalla malattia di Pierce, diffusa proprio dalla Xylella, ma ora l’allarme è arrivato anche in Europa. Attualmente viene registrato un focolaio abbastanza diffuso in Portogallo, in un vigneto della contea di Fundão. Si tratta della prima volta che questo ceppo, responsabile della malattia di Pierce, viene rilevato sul territorio continentale dell’Unione Europea. Precedentemente, nel 2016, era stato rilevato solo sull’isola di Maiorca. Questa segnalazione ha già creato parecchi allarmi, perché per il batterio responsabile del disseccamento rapido delle piante non c’è cura.

    Al massimo si possono attuare misure preventive, quali trattamenti insetticidi per uccidere la sputacchina e, laddove si sia manifestata la malattia, l’immediata distruzione delle piante contaminate. Se a livello olivicolo è stato percorsa anche la strada della selezione di varietà resistenti, ma ugualmente produttive, lo stesso non funzionerebbe nel settore viticolo, visto che al momento le uniche specie che appaiono resistenti al patogeno sono le cosiddette viti americane. Parliamo di specie utilizzate essenzialmente per realizzare portinnesti resistenti alla fillossera, ma in alcun modo adatti per la produzione di uva da tavola e da vino. La speranza è che il Portogallo possa bloccare il dilagare di questa malattia, che dopo gli uliveti potrebbe mettere in ginocchio anche la coltura principe della nostra agricoltura: la vite.

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