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Allarme materie prime: le strategie delle aziende e gli strumenti per difendersi

Rincari delle commodity, difficoltà di approvvigionamento, strumenti normativi per difendere il business, le strategie anti crisi delle imprese, sono alcuni dei temi affrontati nell’approfondimento “Allarme materie prime” organizzato da Confindustria Cuneo e ANCE Cuneo che si è svolto nell’ambito del progetto di Alba Capitale Cultura d’Impresa, moderato dalla giornalista de “Il Sole 24 Ore” Filomena Greco, a cui hanno partecipato oltre 150 imprese associate in presenza e in streaming.

Nel saluto introduttivo, il vicepresidente di Confindustria Cuneo Marco Costamagna, presidente della Sezione Meccanica, ha ricordato come fino a due anni fa le questioni cruciali per le imprese fossero collegate al cuneo fiscale, alle infrastrutture e a problemi ordinari su cui era possibile incidere, mentre  la pandemia ha cambiato ogni cosa e “l’incremento dei prezzi ha coinvolto tutte le filiere, incidendo a livello produttivo sulla marginalità delle imprese e sull’organizzazione del lavoro, dalle piccole alle grandi realtà”. Gabriele Gazzano, presidente Ance Cuneo, ha evidenziato la gravità della situazione per il settore: “Il mondo dell’edilizia arriva da 15 anni di grande sofferenza, di mercato, finanziaria e di prodotto, che ha portato ad una contrazione di investimenti e manodopera. La ripartenza post pandemia rappresentava un buon momento per le nostre imprese, ora il caro materiali la mette seriamente a rischio. Abbiamo una serie di materiali, dai ponteggi agli isolanti che sono introvabili, bisogna programmare forniture a cinque mesi e diventa complesso mantenere un’economia fiscale dei nostri cantieri”. I Centri Studi di Confindustria e di Intesa San Paolo, rappresentati rispettivamente da Ciro Rapacciuolo e Daniela Corsini, hanno fornito le proiezioni al 2022 per quanto riguarda il mercato delle materie prime.

I rincari riguardano il petrolio, il grano  (+46% in un anno), il rame (+62%): incrementi non sostenibili se prolungati nel tempo, senza contare la spinta all’inflazione legata all’aumento dei costi energetici.

Il quadro è quello di “diciotto mesi di significativi e diffusi rialzi, anche per i bassi livelli di scorte, secondo Daniela Corsini, senior economist di Intesa Sanpaolo -. I prezzi probabilmente si abbasseranno, ma resteranno più alti del biennio 2018-2019, mentre il costo di rame, ferro e alluminio continuerà a salire anche il prossimo anno”.

Il tema dell’edilizia al centro della fase di crescita economica attuale è stato affrontato anche dal Direttore generale di Ance, Massimiliano Musmeci: “Da un lato, grazie ai bonus che probabilmente saranno confermati nella legge di bilancio, vi è una prospettiva che ne garantisce il buon funzionamento nell’edilizia privata. Quanto al tema dei lavori pubblici, a cui sono destinate le risorse del PNRR dobbiamo recuperare una capacità di crescita che abbiamo perso e che deve fare i conti con la dinamica dei prezzi, un primo intervento del Ministero è stato quello di mettere a disposizione 100 milioni di euro per affrontare il caro materie prime per gli appalti privati. Negli appalti pubblici resta aperto il tema dei prezziari da utilizzare nel settore che devono essere aggiornati e dinamici per funzionare bene”.

Sull’adeguamento delle misure è intervenuta anche l’ing. Marianna Matta, responsabile Opere pubbliche Regione Piemonte e coordinatore del prezziario regionale delle opere edili. “Il tema degli appalti pubblici ricade sugli enti locali e ci sono due questioni urgenti da affrontare: una riguarda i cantieri aperti che vivono il problema delle materie prime. Se nei contratti non è inserita la clausola degli aumenti dei prezzi si può solo calmierarli, la cosa da fare è introdurre la clausola per difendere le opere e poi utilizzare il prezziario con un aggiornamento che da annuale deve diventare semestrale, anche se quest’ultimo aspetto inciderà sulla programmazione delle opere”.

Come il sistema dei contratti si stia adeguando alla situazione per difendere il business e le imprese, in particolare le pmi, dalle clausole di adeguamento dei prezzi, al principio della buona fede sancito dall’articolo 1375 del codice civile, alla clausola di forza maggiore, che possono essere applicati per eventi straordinari e imprevedibili sono stati al centro dell’intervento dell’avvocato Fabio Marazzi, Senior Managing Partner Marazzi&Associati.

E’ seguita la tavola rotonda, a cui hanno partecipato il presidente di Unionplast Marco Bergaglio, il presidente di Assoimballaggi Ezio Daniele, il Region Procurement Italy del gruppo Ferrero Sabrina Ghio, il consigliere delegato di Venchi Giovanni Battista Mantelli e il direttore Ufficio Acquisti Italia di Alstom Ferroviaria Demetrio Ricaldone.

I problemi dei prezzi in forte crescita riguardano anche la plastica e il legno.

Marco Bergaglio presidente Unionplast ha evidenziato come nel settore della plastica, manchino gli impianti di riciclo e occorra investire in questa direzione. “Molte delle azioni fatte fino ad ora, come la paventata plastic tax, hanno dimostrato di essere totalmente inefficaci, è necessario creare le condizioni della transizione per poi attuarla”.

Il nostro Paese importa l’80% di tutto il legno che lavora – ha sottolineato Ezio Daniele, presidente Assoimballaggi –. Il primo passo per migliorare la situazione è quello di rendersi autonomi dall’estero, investire e creare filiere nazionali, porterebbe a ricadute occupazionali importanti ed eviterebbe le punte speculative”.

“È una crisi che ha cambiato il modo di lavorare, per alcune materie prime come il rame le difficoltà di reperimento sono concrete e preoccupano”, ha commentato Demetrio Ricaldone Direttore ufficio acquisti Italia Alstom, evidenziando un’altra questione delicata.  “L’alert è sui semi conduttori. Quando non li troviamo sul mercato dobbiamo rivolgerci ai broker. Alcuni fornitori li vendono direttamente a loro, la speculazione finanziaria è un fenomeno che non va sottovalutato”.

Quali sono le ricette delle imprese per superare la crisi?

Attenzione alla sostenibilità e investimenti sui fattori per aumentare la resilienza, secondo Sabrina Ghio, Region Procurement Italy Ferrero, mentre Venchi ha puntato su un progetto di filiera di impresa per sostenere a valle i 6mila rivenditori e sulla formazione e il coaching dei dipendenti. “Siamo abituati ad affrontare le difficoltà di approvvigionamento, il vero problema è stato ripartire dopo le chiusure e sostenere i nostri rivenditori” ha sottolineato Giovanni Battista Mantelli, ribadendo l’impegno dell’azienda che dirige per salvaguardare il “codice del gusto” delle eccellenze italiane che costituiscono il successo dei prodotti Venchi.

 

 

 

 

 

 

 

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