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Addio a Claudio Puppione, il ricordo di Beppe Malò: amico, collega e uomo libero

Che nella sua vita era entrato un nemico potenzialmente mortale, Claudio Puppione aveva deciso di renderlo noto scrivendone sulla sua pagina personale di Face book lo scorso luglio. Poi aveva parlato della malattia nel suo ultimo editoriale pubblicato su Made In, la rivista di Confindustria Cuneo che di cui era direttore. Anche in quella circostanza, in perfetta coerenza col suo carattere, non aveva lasciato spazio a sottintesi, a parafrasi o false illusioni. C’era da combattere e quello avrebbe fatto: con forza e determinazione, ma nella consapevolezza piena e sincera che con le buone parole non si va da nessuna parte e che ci sono nemici contro cui le virtù dell’uomo non possono bastare. Ci siamo scritti – brevemente – poco prima di Natale. Non certo per scambiarci gli auguri: io odio profondamente questi giorni e lui sapeva troppo bene che stava per incontrare il suo destino. Gli avevo chiesto – come sempre – se potevo essere utile in qualche modo, in qualsiasi modo, solo questo. Mi ha risposto dicendo tutto con pochissime parole, da giornalista che era: “Non ho più nulla da chiedere”.

Affido con immenso rammarico queste sue parole a tutte le persone che lo hanno conosciuto, che hanno lavorato con lui, che ne hanno condiviso l’instancabile capacità di lavorare, che gli hanno voluto bene apprezzando anche la sua intransigenza e coerenza estrema sul lavoro e nella vita. Argomento di cui parlava poco, pochissimo per discrezione e difendere quel poco che resta del nostro privato, di quel museo esistenziale dove i giorni belli e quelli brutti sono ormai patrimonio comune. Dove si può entrare senza biglietto. Ci siamo capiti perché, in fondo, noi “bastian contrario” siamo sempre meno e viviamo sempre peggio. Claudio mi parlava della Siria e io gli parlavo della Bosnia o di Sarajevo. Allora si che gli brillavano gli occhi, sorrideva, sognava e avrebbe parlato per ore. Spero che, nel momento più importante della nostra vita, abbia pensato al progetto che avrebbe voluto realizzare in quella terra lontana che gli aveva riempito gli occhi, l’anima e il cuore. Se così sarà stato, allora Claudio sarà andato via con un sorriso.

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