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Ad Alba gli oratori possibile soluzione contro la movida selvaggia

«Per i ragazzi mancano luoghi di ritrovo adatti, bar e piazze sono dei non-luoghi che non offrono nulla»

ALBA – Atti vandalici, monumenti imbrattati, schiamazzi e disturbi fino a notte fonda, risse, senza contare rifiuti, cartacce, lattine e pericolose bottigliette di vetro disseminate tra panchine e marciapiedi. La “movida” che con la fine del Lockdown ha iniziato ad animare alcune aree del centro, in particolare piazza San Giovanni, rappresenta un problema verso il quale l’Amministrazione comunale fatica a trovare una soluzione. Sulla questione è intervenuto anche don Renato Gallo, parroco delle chiese di San Giovanni e dei Santi Cosma e Damiano. «Il problema, è che per i ragazzi spesso mancano luoghi di ritrovo adatti. I bar, le piazze, i luoghi della movida sono in realtà dei “non luoghi”, dove non si cresce, non si fanno esperienze, ma semplicemente si vivacchia in attesa del nulla.

Sicuramente, si cercano sfoghi dopo il lungo periodo di isolamento dovuto alla pandemia, ma non è solo questo. Negli ultimi anni, infatti, è purtroppo venuto meno il ruolo degli oratori come luogo di ritrovo per i giovani. E forse proprio da qui dovremo oggi cercare di ripartire». Dal primo settembre, don Renato Gallo, insieme al suo omonimo don Franco Gallo, titolare di innumerevoli parrocchie albesi – Immacolata Concezione, Mussotto, Piana Biglini, San Rocco e Scaparoni – taglierà il traguardo della meritata pensione.

«A ottant’anni compiuti questo passaggio, seppur doloroso, è una cosa naturale – spiega ancora don Renato – anche perchè la vita nelle parrocchie è ormai sempre più stressante. In realtà, continuerò a prestare servizio come collaboratore, restando in mezzo ai fedeli ma con meno responsabilità». Il pensionamento dei due don Gallo dal 1° settembre coinciderà con la “rivoluzione” decisa della Diocesi, che si concretizzerà con una serie di accorpamenti, che obbligheranno molti sacerdoti a seguire un numero crescente di parrocchie. Una scelta obbligata, legata alla carenza delle vocazioni e all’età media sempre più alta dei sacerdoti.

Come interpreta don Renato Gallo questo difficile momento che sta attraversando la Chiesa? «Questo è oggi il grande problema di tutte le Diocesi. Tuttavia, io sono fermamente convinto che i seminari vuoti e le chiese che si svuotano siano un preciso segnale che il Signore ci manda: la Chiesa ha bisogno di cambiamenti, di rinnovamenti, di ritrovare quell’entusiasmo che c’era quando ho iniziato la mia carriera sacerdotale. Meno clericalismo, meno caste, divise e potere: la Chiesa, i parroci, devono tornare in mezzo alla gente. Così come gli o­ratori devono tornare ad essere un luogo di ritrovo per giovani e ragazzi. Ed è proprio da qui che adesso si ripar­te».

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