Abet: «Dimezziamo mobilità». I sindacati: «Va azzerata»

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Lo stabilimento in crescita. In strada Falchetto Abet sta allestendo un nuovo capannone produttivo, ma l’azienda rivendica la necessità di riorganizzarsi e resta vivo in città il timore di una riduzione dei livelli occupazionali

La settimana scorsa l’Abet, principale azienda del “polo” del laminato di Bra, circa 600 dipendenti in due stabilimenti nel Bescurone, ha comunicato che nell’incontro di martedì 5 febbraio sono state illustrate ai rappresentanti sindacali «soluzioni con le quali si potrebbe ridurre a meno della metà la perdita di posti di lavoro». Perdite già state contabilizzate in 112. Il comunicato ribadisce che il piano di riorganizzazione presentato alle parti sociali è di rilancio. Mira «ad affrontare e superare le difficoltà del momento, proprio per garantire alla Abet, alla stragrande maggioranza dei suoi lavoratori – e all’indotto – presenza e lavoro sul territorio, come ha sem­pre fatto nel corso della sua storia e sino a oggi». Questo a scongiurare anche l’ipotesi, circolata dopo un precedente comunicato, di una messa in discussione del mantenimento della produzione sotto la Zizzola.

Si può dunque tirare un primo ancorché parziale sospiro di sol­lievo su questa crisi che tanto preoccupa migliaia di cittadini? «Direi di no» – gela Enrico Cabutto, impegnato al tavolo di trattativa per la Cgil. Perché? «Le posizioni restano distanti. E’ vero che l’azienda ha fatto qualche apertura, ma noi avevamo chiesto di verificare tutte le strade possibili per azzerare i licenziamenti, compreso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Su questo Abet rimane molto scettica nono­stante, in base agli stessi piani che ci hanno presentato, non risulti che la fabbrica abbia manodopera in esubero. Anzi, continua a servirsi di interinali». La rap­presentanza sindacale unitaria, inoltre, sostiene che la riduzione del monte-mobilità prospettato dalla dirigenza avverrebbe con «operazioni non accettabili» come la «esternalizzazione», cioè la cessione ad altri soggetti imprenditoriali di settori quali ad esempio la logistica, magazzino e spedizioni.

Martedì Cgil, Cisl e Uil avevano proclamato un altro sciopero dei dipendenti, un’ora e mezza per turno. Mercoledì si sono tenute le assemblee che hanno deliberato di proseguire tali agitazioni, coinvolgenti i tre turni, il giornaliero e gli impiegati, fino a mercoledì 13. Giovedì 14, a meno di rinvii, è in programma una nuova convocazione del tavolo di trattativa.

L’amministratore delegato di Abet ing. Ettore Bandieri: «Dispiace constatare che vengono riportate cose non corrispondenti a quelle dette al tavolo; ad esempio ci viene attribuita la volontà di colpire lavoratori con prescrizioni mediche, che smentiamo assolutamente». La vostra controparte non si comporta in modo corretto? «Non voglio dire questo, diciamo che c’è un problema di entropia della comunicazione».