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A volte ritornano. Anche sulla luna

A 50 anni dal primo atterraggio sulla Luna si parla ora di tornarci entro 5 anni. Appartenendo alla categoria dei romantici cronici con tendenze autolesioniste, mi capita spesso di osservarla questa nostra costola, un sasso più piccolo che la gravitazione universale costringe a girare intorno a un pianeta più grande che gira intorno a una stella. Organizzando il tempo, creando i giorni, i mesi e gli anni. Ho visto la nostra Luna sollevare il mare e mandare in malora la conserva, illuminare il deserto e giocare con le nuvole di notte, salire e tramontare senza capirne il meccanismo. Tante volte, però, mi sono chiesto se lassù ci siamo andati per davvero. Non perché condivido la teoria del complotto, della grande bugia raccontata in nome della democrazia occidentale. All’opposto ho dei seri dubbi proprio in virtù del fatto che raccontare una bella storia continua a sembrarmi la cosa migliore che si potesse fare. Provate a pensare e poi ditemi se la “fiction” non esisteva già 50 anni fa. Il progetto per mandare due uomini a prendere 21 chili di sassi lontani mezzo milione di chilometri è costato, pare, 30 miliardi di dollari di allora. Ma che senso avrebbe avuto rischiare la vita di molti uomini e spendere una montagna di denaro, solo per fare i “rossi” neri di rabbia. Chi avrebbe potuto svelare il gioco? In fondo lassù non è che ci sia tutta sta confusione o paparazzi in agguato. Così, tra romanticismo e scetticismo, ogni tanto mi piace pensare che sulla Luna non c’è andato nessuno, che tutto è ancora al suo posto e che quel pezzo di formaggio continua ad essere un mistero, come quel suo lato “dark” che si ostina a non mostrarsi all’umanità curiosa. E penso a quel piccolo passo, al progresso del mondo e a trenta miliardi di dollari che, spesi diversamente, avrebbero davvero cambiato tante cose. La missione di Apollo 11, vera o simulata, ha certamente indicato una direzione alla storia. Ma tutti quei soldi, se spesi per la Terra, avrebbero trovato aria, pioggia e un terreno fertile dove, forse, far crescere qualcosa.

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