A rischio le donazioni di sangue in Piemonte per carenza di medici

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In seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del regolamento che disciplina l’attività trasfusionale da parte dei laureati in Medicina e Chirurgia sono sempre più a rischio le donazioni di sangue in Piemonte.
Il consigliere regionale Maurizio Marello ha presentato un’interrogazione a risposta immediata all’Assessore alla Sanità per comprendere i programmi dell’Assessorato in proposito.

«Da anni le associazioni di donatori di sangue denunciano una situazione di grave crisi post covid dovuta alla carenza di medici ed infermieri per effettuare i prelievi di sangue», ha spiegato Marello nell’interrogazione, «e in tale contesto avevano chiesto un’abilitazione dei laureati in Medicina e Chirurgia ad effettuare i prelievi». «Nei giorni scorsi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un regolamento che disciplina l’attività trasfusionale, da parte dei laureati in medicina e chirurgia, negli enti e nelle associazioni che svolgono attività di raccolta sangue ed emoderivati senza scopo di lucro.
Un provvedimento accolto inizialmente con favore dalle Associazioni di Donatori ma che ad un’analisi più approfondita lascia molti interrogativi. Da maggio, infatti, per gli specializzandi era possibile prestare la propria collaborazione volontaria e occasionale, con contratto libero-professionale, agli enti e alle associazioni che, senza scopo di lucro, svolgono attività di raccolta di sangue ed emocomponenti: tale attività veniva permessa nell’attesa di un regolamento che, oggi, sembra ribadire esattamente il contrario di quanto avrebbe dovuto disciplinare. Quindi che non sarebbe più possibile per loro prestare questa collaborazione, se non a titolo gratuito».

«Innanzitutto mi auguro che il Ministero della Salute chiarisca al più presto i dubbi interpretativi sul Decreto e si confronti con le Associazioni, poi ho chiesto alla Giunta di conoscere quali provvedimenti intenda prendere in merito dal momento che questa situazione porterebbe ad un blocco di circa metà dei centri trasfusionali in Piemonte », ha concluso Marello.

Ha risposto all’Interrogazione l’Assessore alla Sanità Luigi Icardi: «Hanno ragione le associazioni», ha detto, proseguendo: «In occasione della riunione plenaria del sistema trasfusionale tenutasi a Roma il 20 novembre è stato evidenziato problema che è di portata nazionale. La delegazione piemontese ha espresso preoccupazione per impatto della capacità di raccolta sangue e emocomponenti per la situazione piemontese conseguente alla collaborazione volontaria a titolo gratuito e occasionale di medici abilitati iscritti alla scuola di specializzazione o al Corso di formazione in Medicina Generale», ha proseguito,  «Per tale categoria di Medici, infatti, il regolamento sancisce una incompatibilità ad avere ulteriori incarichi libero professionali con conseguente rischio di blocco assoluto della raccolta, soprattutto in regioni, come il Piemonte, dove la raccolta è prevalentemente associativa.
«Per questa ragione», ha concluso, le strutture di coordinamento regionali, compresa quella piemontese, concordemente con il Direttore del Centro Nazionale Sangue, che non è stato preventivamente coinvolto nella redazione del documento, ne hanno chiesto unanimemente la revisione. Il Direttore dell’ufficio ministeriale preposto si è fatto portatore dell’istanza presso il Ministero ed io mi farò promotore di una richiesta di una revisione al citato DM in sede di Commissione Salute della Conferenza delle Regioni».

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