A Montà un dibattito aperto sui “pacchi alimentari”

La denuncia della parrocchia: «Pacchi di aiuti lasciati abbandonati»

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MONTA’ – C’è dell’amaro in bocca, nel riportare una notizia che racchiude in sé parecchi significati, a di là del valore economico del danno. E’ stato lo stesso parroco don Paolo Marenco, nelle sue comunicazioni settimanali alla comunità, a raccontare l’episodio legato al rinvenimento di viveri donati dalla Caritas alle persone in difficoltà. Gli involti sono stati reperiti accanto alle campane del vetro: e il che sarebbe già, di per sé, un gesto deprecabile.

 

Ma che, secondo le parole del prelato, «è deplorevole e assolutamente detestabile, ma che non deve però fermare l’impegno di molti volontari che, con dedizione e disponibilità, lavorano in questo ambito. Mentre esprimiamo il nostro dolore per quanto accaduto, auspichiamo vivamente che tali gesti non si ripetano più». Citando San Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi (“Il Signore ama chi dona con gioia!”), don Paolo Marenco ha lanciato un appello: «Fare la carità non è facile, ma va fatta indipendentemente dai risultati e dai rifiuti! Continuiamo ad aiutare: l’ingratitudine di qualcuno non deve penalizzare i molti che sono riconoscenti.

Quindi, non arrendiamoci, e non fermiamo la catena di solidarietà che è presente nei nostri paesi». Il tema è emerso in giorni in cui, nello stesso Roero Nord (e proprio in corrispondenza del fine settimana della “Raccolta Alimentare” nazionale), si è alimentato a mezzo social network un altro dibattito per certi versi “parallelo”: ossia, quello riguardante la distribuzione dei “pacchi alimentari” nella vicina Canale. In particolare, alcuni cittadini hanno lamentato come questi generi di prima necessità vengano spesso ritirati da persone che non versano in situazioni di reale disagio: in alcuni casi, invece, marcianti con auto di grossa cilindrata e quindi apparentemente lontani dallo spettro della povertà.

Tra i commenti emersi, e condivisi da molti, c’è stato chi ha sottolineato alcuni aspetti: dalla “rivendita” dei pacchi ad altre famiglie in effettive condizioni problematiche, e sino all’esistenza di persone obiettivamente bisognose, ma che per vergogna o pudore preferiscono invece non chiedere questo genere di aiuti. Non è mancato il parere dei volontari del Banco Alimentare: «Nessuno sa però quanto è difficile distinguere o scegliere chi aiutare. Ci sono dei criteri da seguire per accedere agli aiuti, ma se, dall’altra parte, non c’è onestà il raggiro è facile. I volontari operano a fin di bene: ed in base ad una documentazione che viene presentata al momento della richiesta di assistenza». L’argomento, quindi, resta “caldo”: e, per certi versi, figlio anche di un periodo di ristrettezze in cui si sta tastando il limite della generosità e del mutuo aiuto tra le persone.

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