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A cento anni dal gesto coraggioso del sindaco Giovanni Vico, gli ex primi cittadini albesi lo ricordano in una Conferenza

La città di Alba è ricordata per la Medaglia d’oro alla Resistenza, assegnata alla città, ma soprattutto alla sua gente.

Nella città delle torri la fiammella di libertà contro la soverchia e le ingiustizie del regime fascista si accese però molti anni prima.

La sera del 31 ottobre 1922 le squadre fasciste presenti in città, seppur in numero ridotto, con l’aiuto di squadre braidesi, astigiane e alessandrine, sfondarono le porte del Palazzo comunale di Alba, si accamparono negli uffici e pretesero le dimissioni di sindaco e consiglieri, imponendo la chiusura dei negozi e l’imbandieramento della città.

Il primo cittadino era il dottor Giovanni Vico che decise di convocare per il 2 novembre, nella sua abitazione di via Mazzini, i Consiglieri in seduta straordinaria. In quell’occasione viene approvato un ordine del giorno nel quale si legge: “Il Consiglio dichiara di non voler sottostare alla violenza degli avversari e di volere di conseguenza mantenere il proprio posto; invita perciò la Giunta a non rassegnare le dimissioni dichiarandosi pienamente solidale con essa”. Al consesso presero parte forze politiche tra loro diverse: Popolari, Comunisti, Partito dei Contadini. Un’iniziativa che darà i suoi frutti, portando alla destituzione del Segretario locale del Partito fascista e consentendo all’Amministrazione di riprendere la sua attività il 3 novembre. Nella seduta del 6 dicembre dello stesso anno i Consiglieri decisero all’unanimità di inserire nella raccolta dei verbali del Consiglio anche il verbale della seduta straordinaria svoltasi a casa del sindaco ribadendo così, con orgoglio, la volontà di non sottostare al potere fascista.

Cento anni dopo il gesto coraggioso e raro del sindaco Vico, cinque ex primi cittadini albesi, Ettore Paganelli, Tomaso Zanoletti, Enzo Demaria, Giuseppe Rossetto e Maurizio Marello, in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza, intendono ricordarlo in una Conferenza aperta alla cittadinanza lunedì 5 dicembre alle ore 18 presso la Sala Storica del Teatro Sociale. All’ appuntamento interverrà come relatore il professor Sergio Soave, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo.

«Ci sembra doveroso ricordare un fatto storico che offre tanti motivi di riflessione», spiegano gli ex sindaci, «Alba era una piccola città ma il coraggio di quel sindaco e di alcuni cittadini l’ha resa protagonista di un fatto di rilievo nazionale. Di quell’evento colpisce l’unità di intenti tra tre forze politiche diverse, Partito Popolare, Partito Comunista e Partito dei Contadini, per raggiungere l’obiettivo di mantenere la città libera e proteggerla dalla violenza fascista. Questo fatto fu come una fiamma accesa che, durante il buio del ventennio, illuminò la città manifestandosi poi, con tutta la sua forza negli anni della Resistenza e, nel 1944, con i Ventitrè Giorni di Alba Libera».

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