Per i 40 anni del Cai Alba il racconto di una scalata epica

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I partecipanti. All’11° corso base di escursionismo fotografati nei giorni scorsi presso località Donna di Langa, a Trezzo Tinella

Le celebrazioni per il 40° dalla fondazione del Club Alpino Italiano sezione di Alba si sono concluse – lo scorso 5 aprile al Centro giovani H-Zone – con la proiezione di “Jel Tegermen. Il Mulino a Vento”, documentario con cui Alessandro Beltrame descrive l’avventura vissuta nel 2015 insieme a Paolo Rabbia e a Marco Bernini nello scalare l’omonima cima: 4.570 metri (92 più del Cervino) tra Cina, Kazakistan e Kirghizistan, in cima ai quali con regolarità si abbattono venti oltre i 60 km/h. A presentare il film, di fronte a un folto pubblico, lo stesso Rabbia, già autore nel 2009 della prima traversata scialpinistica invernale dell’arco alpino: circa 1.800 chilometri dalla Slovenia alle montagne del Cuneese.

Com’è stato scalare il “Mulino a vento”?

«Trattandosi di una montagna all’epoca ancora inviolata non avevamo veramente idea di cosa stavamo per incontrare, e questa secondo me è quanto distingue la vera e propria avventura dallo sport, anche estremo, praticato tuttavia su terreni conosciuti».

Cosa si può fare per avvicinare i giovani alla montagna?

«Io credo che una buona cosa sia portarli, da subito, a compiere attività paragonabili a quelle che loro vedono negli altri sport, quindi cose veloci, intense e di adrenalina. Penso soprattutto alle arrampicate e allo sci un po’ impegnativo. Non dico di portarli a rischiare l’osso del collo, o a faticare con zaini troppo pesanti sulle spalle, poiché la grande differenza, rispetto a quando la mia generazione venne “iniziata” alla montagna, è che oggi non è più la fatica pura e semplice ad attirarli».

Durante la serata hai paragonato il surf alla montagna.

«Quello del surf è un ambiente anarchico, che tuttavia fa spazio a regole e codici di comportamento propri. Non predilige necessariamente l’agonismo, ma il fatto di stare insieme nel pieno rispetto della natura. Con un approccio di questo tipo sappiamo che possiamo lasciare il futuro delle nostre montagne in mani sicure».