37enne fu ucciso per non essersi assoggettato a un ricatto

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La vittima. Salvatore Ghibaudo

Sono stati entrambi condannati gli imputati per l’omicidio di Salvatore Ghibaudo. Ieri il giudice del Tribunale di Asti, Alberto Giannone, nella sentenza del processo celebrato con rito abbreviato ha disposto 30 anni (il massimo della pena) per Mario Novi e 19 per Mauro Regis. Entrambi braidesi, il primo 26enne già in carcere per altri reati, l’altro 23 anni, secondo gli inquirenti facevano parte di un giro di spacciatori frequentato anche dalla vittima. Ghibaudo, disoccupato ex giardiniere, aveva 37 anni. Il delitto sarebbe maturato per un debito: a quanto pare la vittima avrebbe dovuto fare da “esca” per attirare la persona che lo aveva in corso con gli imputati, ma si rifiutò di farlo e venne uccisa con tre colpi di arma da fuoco. A sparare il 10 giugno 2016 in un pioppeto presso strada Falchetto a Bra, dove Ghibaudo era stato accompagnato in auto dal Regis, sarebbe stato Novi. Il corpo fu ritrovato da un contadino quasi a distanza di due settimane; la pistola con matricola abrasa mesi dopo, era stata nascosta in territorio di Cervere sul greto del torrente Stura. Il magistrato ha disposto anche le provvisionali economiche destinate alle parti civili: 100mila euro per il padre della vittima, 75mila euro a testa per i tre fratelli. I danni andranno quantificati in un successivo procedimento in sede civile.

Gli avvocati di Novi e Regis hanno annunciato ricorso in Appello. Soddisfatti, invece, Massimo Rosso e Piermario Morra, legali della famiglia Ghibaudo.Hanno dichiarato che «la sentenza non soltanto ha accertato le responsabilità degli imputati, ma restituito alla vittima la sua integrità di ragazzo per bene, che ha perso la vita per il coraggio di non essersi assoggettato a un ricatto».