Dopo 16 anni la riforma delle Ipab in Piemonte

TORINO – Dopo 16 anni la Regione Piemonte riforma il sistema delle Ipab, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza che si occupano soprattutto di attività socio-assistenziale.

Il disegno di legge approvato il 27 luglio dal Consiglio regionale attua il decreto legislativo 207/2001, rappresenta il risultato di un approfondito e articolato esame partito dal testo proposto dall’assessore alle Politiche sociali, Augusto Ferrari, e prevede la trasformazione delle Ipab in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato. La loro attività sarà improntata al rispetto alle esigenze emergenti del territorio, come da finalità originariamente previste dai rispettivi statuti, in modo da garantire pluralità di offerta e differenziazione degli interventi e dei servizi.

“Questa riforma – ha evidenziato Ferrari – era attesa dal 2001, quando la norma nazionale ha imposto alle Regioni di stabilire i criteri con cui realizzarla. Per oltre 15 anni non è stato fatto nulla, più per motivi politici che per ragioni tecniche, ma noi abbiamo scelto di andare fino in fondo e fare chiarezza. La legge non è perfetta, ma abbiamo fatto un ottimo lavoro di fronte ad un contesto che in 16 anni è cambiato molto: il sistema era arrivato ad un punto in cui non era più sostenibile per il welfare piemontese”.

Il testo finale vuole consentire il passaggio del maggior numero possibile di istituzioni attualmente esistenti alla forma giuridica dell’azienda pubblica di servizi alla persona. Quelle inattive da almeno due anni, o per le quali risultano esaurite o non più conseguibili le finalità preposte, vengono estinte con deliberazione della Giunta regionale, anche previa nomina di un commissario se opportuno. Invece, quelle che si trovano in condizioni economiche di grave dissesto vengono messe in liquidazione su richiesta delle medesime o d’ufficio, nominando contestualmente un commissario liquidatore.

E’ stato altresì inserito un articolo che individua nella fusione tra istituzioni lo strumento opportuno per rendere possibile al maggior numero di Ipab esistenti in primo luogo il raggiungimento sia delle dimensioni ottimali per l’erogazione delle prestazioni e dei servizi alla persona, e in secondo luogo il conseguimento dei valori di produzione previsti per la trasformazione in azienda pubblica

Le Ipab trasformate in aziende pubbliche di servizi alla persona, considerate le loro dimensioni e la loro capacità economica, potranno assumere caratteristiche manageriali, con un aumento dell’efficienza e, quindi, della qualità delle prestazioni e dei servizi resi, che produrranno un incremento della redditività e della resa economica annua. Le istituzioni trasformate in persone giuridiche private avranno la possibilità di operare secondo procedure più snelle e semplificate, in quanto non soggette, o soggette in misura ridotta, alle sempre più numerose e complesse normative pubblicistiche che disciplinano i diversi settori. Ciò potrà determinare anche minori aggravi dal punto di vista economico: si tratta di un aspetto nell’insieme particolarmente importante soprattutto per le istituzioni di più piccole dimensioni che, a seguito della fase di riordino, confluiranno nella tipologia degli enti privatizzati.

Si prevede che 17 Ipab diverranno aziende pubbliche, 64 soggetto privato secondo le modalità concesse, mentre le altre 25 avranno la possibilità di scegliere.

L’assessore ha quindi voluto precisare che “la tutela dei diritti degli attuali dipendenti della Ipab è stata oggetto della nostra costante preoccupazione, e abbiamo incontrato i sindacati prima ancora di portare il testo in Giunta. Abbiamo fatto in modo di ottenere per i lavoratori la massima tutela possibile. Comunque, apriremo immediatamente un tavolo di confronto con i sindacati per gestire il processo di trasformazione”.

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