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100 giorni senza pioggia: occorre attivare lo stato di emergenza in Piemonte

Sono trascorsi più di 3 mesi, per l’esattezza 100 giornioggi, da quando il Piemonte l’8 dicembre 2021 è stato bagnato da precipitazioni significative, ovvero da pioggia e nevicate mediamente superiori a 5 mm in 24 ore.

Non si tratta di un record assoluto per la regione, ma analizzando i dati degli ultimi 65 anni, quello attuale è un periodo siccitoso molto vicino ai massimi storici dell’inverno 1980/1981 e soprattutto della stagione 1999-2000quando non si videro né nevicate né pioggia degne di nota per 137 giorni consecutivi (dall’11 dicembre al 27 marzo).

In totale in questi 100 giorni sul Piemonte sono caduti 29 mm medi di pioggia e/o neve contro una norma climatica del periodo che si assesta sui 155 mm: questa mancanza di precipitazioni rappresenta un deficit importante di circa l’82% rispetto alla norma climatica degli ultimi 30 anni.

Nelle poche giornate (9 per la precisione) in cui si è osservata sul nostro territorio qualche debole precipitazione, si è trattato per lo più di nevicate sui rilievi al confine con la Francia, la Svizzera e la Liguria, spesso accompagnati da situazioni di föhn in bassa valle e sulle pianure, altro fenomeno meteorologico che in questo inverno è stato decisamente più frequente della norma.

È SOS siccità in Piemonte con il fiume Po sceso a meno 3,23 metri, un livello più basso che a Ferragosto, rappresentativo della situazione di sofferenza in cui versano tutti i principali corsi d’acqua della regione. In Piemonte l’8 dicembre 2021 sono caduti circa 20-30 millimetri di pioggia e poi fino a marzo 2022 non ci sono più state precipitazioni. L’inverno in corso è il terzo più secco degli ultimi 65 anni, secondo i dati di Arpa, con il riempimento del Lago Maggiore in deficit del 31% di acqua.

“Serve attivare lo stato di emergenza per siccità e carenza idrica in Piemonte poiché la situazione si sta aggravando di giorno in giorno e le colture ne stanno già risentendo – , spiegano Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – Le coltivazioni seminate in autunno, come orzo, frumento e loietto iniziano ora la fase di accrescimento che rischia di essere compromessa dalla siccità, ma a preoccupare è anche lo sviluppo dei prati destinati all’alimentazione degli animali perché se le condizioni di secca dovessero continuare, i nostri agricoltori saranno costretti a intervenire con le irrigazioni di soccorso, dove sarà possibile. Dall’altra parte nei prossimi giorni partiranno le lavorazioni per la semina del mais, ma con i terreni aridi e duri le operazioni potrebbero essere più che problematiche”

“A preoccupare è la mancanza di riserve idriche – proseguono Moncalvo e Rivarossa -, gli abbassamenti dei livelli di falda e della portata dei corsi d’acqua: tutti elementi fondamentali per garantire l’irrigazione estiva di tutte le colture. Occorre, quindi, non solo individuare modalità efficienti ed efficaci per governare l’emergenza, ma anche avviare un processo attraverso il quale porre la necessaria attenzione al tema delle infrastrutture irrigue ed incrementare la capacità di conservazione, per utilizzare l’acqua nei momenti di maggior idroesigenza superando l’attuale condizione di diffusa dispersione”.

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