L’omaggio di Pino Berrino a una Bra che non c’è più

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Il tavolo dei relatori. Il terzo da sinistra è l’autore Pino Berrino, gli altri sono le autorità comunali e gli amici intervenuti alla presentazione del suo libro

Come annunciato dal “Corriere”, all’auditorium Crb è stato presentato il volume di Pino Berrino “I giorni di Giuse”.

Dopo il saluto del sindaco di Bra Bruna Sibille, a condurre la serata, a fornire ai presenti una sintesi del libro e ad evidenziarne i tratti salienti è stato l’assessore alla Cultura Fabio Bailo, che ha introdotto l’autore e, in seguito, ha passato la parola ai diversi ospiti intervenuti: l’amica Chiara Chiodin, la giornalista Caterina Brero, lo scrittore Andrea Federici e, in conclusione, il presidente del Consiglio comunale Biagio Conterno.

A dare voce alle parole di Pino Berrino il noto attore Paolo Giangrasso che ha letto alcuni passi  particolarmente commoventi o divertenti.

Il libro potrebbe recare come sottotitolo “cronaca di una infanzia braidese”, quella dell’autore, ovviamente, che in queste pagine si incrocia con la storia dei famigliari: la mamma Dina, il papà Giachin, noti titolari del distributore di benzina posto in prossimità dell’ospedale cittadino, il fratello Giacomo, decisamente discolo, mentre solo evocato è il fratello Davide, nato più tardi. Tuttavia il volume, lungi dall’essere solo un ritratto di famiglia, è un racconto corale che omaggia una zona di Bra – compresa tra l’ospedale e il viale Madonna dei Fiori – e, più in generale, può essere definito un atto d’affetto verso tutta la città.

Il libro, ambientato nella Bra a cavallo degli anni ’50 e ’60, è costruito a cerchi concentrici.  Il primo cerchio, quello più interno e intimo, come intuibile è rappresentato dai famigliari più stretti. A questo se ne aggiunge un secondo, costituito dalla famiglia allargata (nonni, zii, nipoti), cui vanno aggiunti amici e compagni di scuola, nonché i titolati delle attività economiche più vicine, a partire dall’oste Carletu. Il terzo cerchio è dato dalla comunità che viveva o, più semplicemente, transitava nel luogo ove si svolgono i fatti narrati, un universo nel quale un ruolo particolare era svolto da soggetti talvolta patetici, talvolta divertenti: l’ubriacone burbero e bonario al contempo, il raccoglitore di buse, lo spiantato che cercava di sopravvivere alla meno peggio, l’anziano ricoverato nel reparto dei poveri vecchi dell’ospedale, la sutmina che sverminava i bambini, l’ambulante che vendeva gelati all’angolo della strada e così via.

Un mondo piccolo, quello tratteggiato da Berrino, che continua a vivere grazie alle sue pagine.